mercoledì 28 gennaio 2009

52

C'è sempre tempo per un buon piatto di Gnocchi

Giovedì gnocchi, ma anche lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica, non c'è un giorno fisso considerando che è uno dei piatti preferiti (forse il preferito per eccellenza!!!) di Marco e pertanto ho dovuto "rimboccarmi le maniche" ed imparare a farli per benino proprio come garbano a lui che ogni volta che si trova davanti ad una "cofana" di gnocchi (perché questa arcaica parola è la sua unità di misura quando si parla di questo piatto!!!) sempre esprime la seguente frase "Se quella montagna fosse di gnocchi io farei un traforo!"... espressione a cui annuisco per cieca fede al dogma, ma mi sono sempre domandata: solo un traforo??? ma allora il resto della montagna lo lasci??? e chi se lo mangia??????? Ma si sa che certe domande sono inammissibili ed irrilevanti quanto meno al fine processuale...
La prima cosa che ho fatto quando l'ho conosciuto ormai quasi 9 anni fa è stato fare l'abbonamento alla rivista "Cucina Italiana" per migliorare in cucina e preparargli tanti deliziosi manicaretti come una brava "massaia d'altri tempi"... ad oggi continuo a comprare questa rivista ed immancabilmente dopo averla sfogliata mi chiedo "ma perché mi ostino ogni mese a buttare via quei 4 eurini????"... forse perché ormai mi ci sono affezionata anche se nell'ultimo anno ho proprio cavato pochissime "ricettine" dal buco!!! La sola cosa che mi garba leggere ormai è l'editoriale.
Mi chiedo sta forse cambiando il modo di cucinare ed io sono rimasta "impantanata" a nove anni fa???? o forse le ricette presentate sono o troppo scontate, o troppo sifonate, o troppo elaborate o con ingredienti che per reperirli devi fare come nel romanzo di Giulio Verne ovvero "il giro del mondo in 80 giorni" ????
Inoltre ultimamente noto che in ogni numero c'è sempre un ingrediente "di moda" che la fa da padrone per buona parte delle ricette, in un "leitmotiv" talvolta davvero petulante... e se puta caso a me non garba il sedano rapa, l'arzilla, lo scorfano, la melagrana, il broccolo romano, la guancetta di cavallo o il latticino podolico di vacca podalica, che faccio???
A mio rischio e pericolo potrei riportare la rivista all' edicolante, dicendole "eh no questo mese 'un mi garba nulla, tenterò il mese prossimo magari sarò più fortunata". Forse l'edicolante non mi inviterà ad allontanarmi dall'edicola, o magari non userà parole troppo forti...
Oppure come suggerito proprio ieri sera da Marco potrei rivendermela su eBay... quanto meno per liberare spazio sulla libreria...

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Io vi passo la ricetta degli gnocchi che seguo da parecchio tempo, grazie alle nozioni "base" di cucina del sito Gennarino. Ah questo sito! Se non ci fosse dovremmo inventarlo! Non vi dico quante cose ho imparato a fare spulciando il sito Gennarino e sempre con molto successo!!!!
I gnocchi per me sono sempre stati una grande sfida ed una grande "disfatta" sino a prima di applicare per filo e per segno il "metodo Gennarino, ora invece si "gnoccheggia" almeno una volta a settimana :-) mettendo al bando dalla nostra dispensa i tristi pacchettini di "gnoccogomma" già preparati, talvolta precotti, talvolta surgelati, talvolta da far bollire e condire a piacere.

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Gnocchi
dal sito Gennarino


Ingredienti e Preparazione
Si inizia con il mettere a bollire le patate: per quattro persone, ne sono sufficienti 600 grammi circa. Io le scelgo di misura uniforme, in modo che abbiano lo stesso tempo di cottura, le metto a bollire (a fuoco bassissimo) senza sbucciarle e le lascio sul fuoco fino a quando, infilando una forchetta, sento che la polpa non oppone più alcuna resistenza. A questo punto le levo dall'acqua e le pelo ancora bollenti. Poi le schiaccio e le lascio raffreddare sul tavolo, in modo che perdano il più possibile l'umidità. Poi, aggiungo la farina: circa 150 grammi (scegliendola di tipo *per sfoglia*, povera di glutine). La proporzione di farina e' quella minima indispensabile. alcune qualità di patate potrebbero assorbirne di più, quindi quando impastate terrete vicino due cucchiai rasi di farina per una eventuale aggiunta Ovviamente, ne tengo a portata di mano un altro po', per infarinare bene il piano di lavoro.

1.Per prima cosa, passo le patate allo schiacciapatate e le raccolgo " a fontana" sul piano di lavoro.

2.Faccio raffreddare e aggiungo poi la farina , impastando per pochi minuti.

3.Quando la pasta ha raggiunto un aspetto abbastanza compatto, infarino bene il piano di lavoro e inizio a stendere dei "salsicciotti" spessi più o meno un centimetro e li taglio in pezzetti il più possibile della stessa lunghezza. E' importantissimo, durante questa operazione, tenere il più le mani e il piano di lavoro ben infarinati: la pasta altrimenti si attacca e diventa di difficile lavorazione.

4.Preparati tutti gli gnocchi, procedo alla loro "rigatura": con la mano sinistra tengo ferma una forchetta e - appoggiando uno gnocco per volta sui rebbi (ben puliti e infarinati) lo schiaccio al centro con l'indice, in modo da ricavare una fossetta, e lo striscio esercitando una leggera pressione. Ecco, lo gnocco è pronto.

E' importantissima, anche in questa fase, l'estrema pulizia e l'utilizzo di farina. Se i rebbi della forchetta sono sporchi, infatti, o non bene infarinati lo gnocco non scivola e la rigatura non viene bene come deve: non dimentichiamo, infatti, che è lei che assorbe il sugo e rende lo gnocco saporito!

Gli gnocchi vanno poi cotti in acqua bollente e scolati, appena vengono a galla, con una schiumarola (come nella foto). La cottura degli gnocchi è in realtà un brevissimo passaggio in abbondante acqua bollente. Versate gli gnocchi tenendo la fiamma al massimo, e noterete che appena riprende il bollore i primi gnocchi prendono a galleggiare. dopo non più di 30" dal galleggiamento essi sono pronti. In totale, da quando li buttate, ben difficilmente passano più di 2' di tempo


Nota: la lessatura delle patate può avvenire in pentola, in pentola la pressione, e anche nel forno a micro-onde per chi lo possiede. In quest'ultimo caso metterete le patate in un contenitore coperto con pochissima acqua sul fondo. I tempi dipendono dalla potenza dell'apparecchio e dalla quantità di patate che usate: riferitevi al libretto d'uso dell'apparecchio per avere la misura precisa. In ogni caso vale sempre lo stesso principio per "saggiare" il giusto punto di cottura dei tuberi.



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Ragù di Laura


Ingredienti
1 cipolla
1 costola di sedano
1 carota
500 g di macinato misto (manzo, vitello, suino)
2 salsicce sgranate
400 g di passata di pomodoro + 1 bicchiere d’ acqua calda
Qualche lamella di porcino secco ammollato in acqua calda
Un bicchiere abbondante di Vin Santo
Olio extravergine di oliva circa 3 cucchiai
Basilico
Sale q.b.


Utensili
Pentola in coccio
Frangifiamma da utilizzare sempre sotto la pentola di coccio

Preparazione
Pulisco la cipolla, la carota ed il sedano e le trito. Nella pentola di coccio metto 3 cucchiai d’olio e aggiungo il di verdure.  Faccio andare qualche minuto a fuoco medio. Attenzione le verdure non dovranno scurirsi! Aggiungo il macinato, le salsicce sgranate e i funghi ammollati tritati al coltello. Far rosolare il tutto a fuoco medio mescolando ben bene con un cucchiaio di legno.  Quando la carne non sarà più rosata e tenderà ad asciugarsi sfumare con il Vin Santo. Far sfumare quasi completamente a fuoco medio/vivo continuando a rimestare. Aggiungere poi la passata di pomodoro allungata con un bicchiere d’acqua calda.  Regolare di sale e dare un’ultima mescolata. A questo punto spostare la pentola sul fornello più piccino usando sempre un frangifiamma. Coprire con un coperchio lasciando aperto un piccolo spiraglio e far sobbollire a fiamma bassissima per circa 2 ore/ 2 ore e mezza. Ogni tanto dare una mescolatina. Quando il ragù sarà bello denso spegnere la fiamma e aggiungere un paio di foglie di basilico.


Completare il piatto con una generosa spolverata di Parmigiano


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sabato 24 gennaio 2009

49

Muffins al Cioccolato

Mi ricordo che la prima volta che impattai su questi deliziosi dolcetti risale a più di 20 anni fa durante una mia permanenza di 3 mesi e rotti a Toronto, poi più nulla sino a qualche anno fa, quando gli ormai famosi "muffins" sbarcarono anche in Italia e divennero famosissimi. Dapprima li si trovava nei bar di impronta "american" ad affiancare i nostri cornetti nella colazione mattutina. Poi ecco che iniziarono ad apparire nei supermercati nelle confezioni modello "kit d'assemblaggio"... quanto mi garbano queste scatolozze che contengono al loro interno misurini, ingredienti e stampini da costruire... è un poco come aprire le buste con le sorprese che vendevano quando ero piccina all'edicola o in cartoleria... finché non strappi la carta non sai che sorpresa troverai, e l'aspettativa che avevo nei confronti di queste buste era proprio grande anche se all'interno c'erano sempre le solite ca@@atine. Bene, ora questo fascino ce l'hanno per me queste scatolozze contenenti "cibo" da assemblare quali: pizze morbide o croccanti, torte, budini, dolcetti americani ecc ecc ... Ora non pensate che la mia dispensa sia piena di questi "kit d'assemblaggio", ma diciamo che un paio di volte l'anno (anche qualcosina in più) mi piace portarmi a casa qualcuna di queste scatole e con l'avidità della bimba aprirla per vedere cosa contiene... eheheheh mi fanno morire i "minipelati" della pizza, la bustina d'origano, il crem caramel nel sacchettino trasparente, il cono per misurare l'acqua, la forma della torta da costruire come un origami... ecc ecc... Oh, insomma, ognuno ha le sue manie no????
Ma torniamo ai nostri muffins. Ecco che dalla "scatola di imballaggio" a farseli totalmente a casa il passo è stato breve, anche perché diciamocelo chiaramente per fare i muffins non serve certo una laurea in scienze delle costruzioni "bislacche", in ingegneria "catoplasmatica" o affini. Insomma nel giro di breve ecco impazzare la "muffins mania" alti, bassi, cicciosi, piccolini, dolci, salati insomma ce n'è per tutti i gusti! Qualche anno fa a Roma da Tervi presi 4 set di 8 stampini in silicone appositamente per fare i muffins... bhè 32 muffins tutti insieme non li ho mai fatti però avere tutti quegli stampini lì nella dispensa mi dà sicurezza... di cosa non lo so ma mi garba essere attorniata da stampi e stampini possibilmente di silicone dalle forme più stravaganti come solo Silikomart sa fare! Frugando poi tra i libercoli meno venduti di una libreria qui a Chianciano trovai questo favoloso librino dedicato in prevalenza ai Muffins con decine e decine di ricettine sfiziose. Così ho iniziato a sfiziarmi alla grande con questi squisiti dolcetti, che ben si prestano alle varie merende "trasportabili" di Junio e del su babbo. Fatti in forma salata poi - e quanto mi garbano!!!! specie quelli al gorgonzola!!! sono un ottimo antipasto o aperitivo. Non mi chiedete la ricetta di quelli al gorgonzola perchè non li ho mai fatti! Io ci ho messo tutte le buone intenzioni ma il gorgonza è sempre finito prima di essere utilizzato per i muffins... è che io adoro il gorgonza e tante volte riesco a finirlo nel tragitto supermercato-casa... plissss astenersi dal fare commenti! I Muffins si preparano velocemente in una manciata di minuti senza sporcare troppe ciotole, ciotoline e armamentari vari (ed anche questo è un grande pregio), cuociono altrettanto velocemente (non oltre i 25 minuti), si conservano in una scatola di latta per parecchi giorni e si possono anche congelare per poi scongelarli all'occorrenza senza incorrere nel rischio di trovarsi tra le mani una durissima pallina da lancio.
Io faccio schifo ma a me garbano assai a colazione, pucciati nel cappuccino a mo di "pastone" o "zuppotta"... ognuno ha i suoi difetti no???? Per esempio il mi marito anche se sono fatti di "gamberi e zucchini" li spacca in due per metterci la Nutella!!!! Quest'estate grazie al blog di Mammadeglialieni ne ho scoperto una versione "After-Eight" buonissima e freschissima che ho fatto e rifatto sino alla noia ma mai alla nausea. In inverno invece vanno più i muffins al cioccolato (anche perché c'è una calza della befana ancora da smaltire!!!) o al caffè o all'arancia... insomma non c'è che l'imbarazzo della scelta!

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Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Pan di Panna
MuffinsMania
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Con questa ricetta partecipo alla raccolta American Recipes di Anice e Cannella

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Muffins al Cioccolato
dal libro Muffins & Dolcetti Americani

Ingredienti
120 g di burro
100 g di cioccolato fondente
200 g di farina (o fecola)
200 g di zucchero
1 uovo
1 bustina di vanilina
1/2 bustina di lievito
250 ml di latte intero
Un pizzico di sale

Preparazione
Accendere il forno a 190°. In una casseruola sciogliete il cioccolato fondente ed il burro; mescolate in continuazione fino a che i due composti non si saranno ben amalgamati. Allontanate la casseruola dal fuoco e fate raffreddare il tutto. Aggiungete lo zucchero, l'uovo leggermente sbattuto, il latte e la vanilina. Incorporate la fecola setacciata con il lievito ed il sale. Se volete un dolce più soffice utilizzate la fecola di patate al posto della farina. Mescolate con delicatezza e il minimo indispensabile, compiendo un movimento dall'alto verso il basso con il mestolo di legno, affinché tutto sia ben amalgamato. Dividete la massa in 8 stampini per muffins (a me ne sono usciti circa 10), precedentemente imburrati ed infarinati, o nei pirottini di carta, ma non riempiteli completamente. Cuocete i dolcetti in forno per 25-30 minuti, finché non saranno ben lievitati e avranno assunto un colore dorato. Aprite il forno. Lasciare raffreddare i muffins negli stampini per 5 minuti, poi sformateli e metteteli su una griglia a raffreddare. Serviteli freddi



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mercoledì 21 gennaio 2009

51

Inzuppato al Cioccolato


Già il nome è tutto un programma "Inzuppato al Cioccolato" di Geillis del Blog La Foresta Incantata ed effettivamente entrare in questo blog è un po come entrare nel Paese delle Meraviglie di Alice... meraviglie gastronomiche con cui Geillis rapisce i suoi lettori! "Inzuppato al Cioccolato" un nome che riempie di cremosità la bocca e fa venire una grondante acquolina a qualsiasi ora del giorno e della notte... e così non potevo non fare mia questa ricetta tripudio della golosità più estrema, panacea per tutti i mali dal semplice raffreddore alla più profonda depressione. Questo è un dolce "lussurioso" già dalla sua preparazione: lavorare il cioccolato nasconde sempre qualche "tentazione proibita" tipo pulire la pentola di nascosto con le dita che poi vengono avidamente succhiate accompagnate da mugolii di piacere. Marco e Marco Junio devo dire che hanno un tempismo eccezionale a capire quando i "giochi sono fatti" e sono rimaste più solo ciotole e pentole da pulire... ed eccoli presentarsi di soppiatto in cucina "cucchiaino-muniti" (anzi quello più lesto riesce ad accaparrarsi il cucchiaione di legno o il mestolo!) e ci dividiamo, così, da buoni amici quello che resta degli impasti litigandoci ovviamente le parti più cioccolatose. Ho sentito molte cazzate e leggende metropolitante in merito al mangiare gli impasti crudi, ovviamente sia per mia madre che per quella di Marco era vietato perché facevano male (senza specificare come e dove). Per cui noi piccini rubavamo di nascosto l'impasto sfidando le ire funeste delle due genitrici "farneticanti" Non ultimo in epoca contemporanea (non più di 15 giorni fa) ho sentito una madre dire al figlio di non magiare la pasta frolla cruda perché fa "lievitare il pancino sino a scoppiare"... be' quella volta non mi sono fatta gli affari miei ed in coro polifonico (ognuno nella sua tonalità) con i presenti alla scena abbiamo espresso a gran voce il nostro parere "ma che stronzata!!!" .. sinceramente ora mi sento in colpa... non vorrei aver coartato la psiche in formazione di quel bimbino... Sinceramente ad Mj non ho mai posto questo divieto (anche perché non è che mangia quotidianamente badilate di impasto crudo); il pulire la ciotola degli impasti dolci è un sottile piacere atavico, una piccola "autogratificazione" sia per grandi che per piccini... e tutto sommato mi sembra che MJ cresca bello vispo e pimpante senza problematica alcuna legata a questa "scostumata" abitudine... Divagazione amena: vero è che io non faccio testo in materia poichè anche qui le solite "carampane d'assalto con il dono dell'ubiquità da forum" (le solite a cui faccio riferimento in molti miei post per intendersi) mi definivano allegramente una pessima madre (soprattutto perché pretendevo da Junio disciplina ed educazione quando stavamo al ristorante senza permettergli di scorazzare liberamente per la sala facendo lo sgambetto ai camerieri ed infilandosi tra i tavoli e le gambe degli altri avventori)... eheheh.... io credo ci sia una giustizia divina poiché la maggior parte di loro si ritrova tra le mani o figli adulti della categoria dei bamboccioni o figli azzeccagarbugli e ribelli che alla fine scappano a centinaia di km distanti da cotali esempi di madri di spiccata virtù, ma io mi limito sempre e solo alla stessa considerazione "povere nuore!!!!" Ed a proposito di "povere nuore" e suocere/carampane striscianti fatevi due sane e grasse risate leggendo questo blog Quel Mostro di Suocera

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Insomma tornando al nostro dolce l'altra sera ero proprio k.o. modello zerbino scendiletto... rendo l'idea?? E quando sto così devo chiudermi nell'Antro a preparare qualche cosa di goloso, ma goloso da farsi proprio male perché in certi momenti le cose o si fanno bene o non si fanno proprio!!! E così eccomi alle prese con il famoso e pluriblasonato Inzuppato al Cioccolato. Io ho usato del Pandoro avanzato (l'arte del riciclo), così per dargli una fine meritevole che non sia il semplice puccio plebeo nel caffèlatte della mattina o della sera. Bhè inutile dire che ci siamo fatti male per due giorni e da domani si tornerà al "tristo regime" quale "Pollo lesso e Patate bollite" alternato a "brodino e mezza pera cotta"

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Inzuppato al Cioccolato 

Ingredienti 
Un ciambellone o un pan di Spagna, di media consistenza 
(né troppo molliccio né troppo consistente)
1 lt latte
7 cucchiai cacao amaro
7 cucchiai zucchero
7 cucchiai farina

Preparazione
Riscaldate un litro di latte, in un’ altra pentola mescolate 7 cucchiai di cacao amaro, 7 cucchiai di zucchero e 7 cucchiai abbondanti di farina. Aggiungete poco a poco, mescolando con un cucchiaio di legno, il latte caldo (ma non bollente), in modo da formare meno grumi possibili, quindi continuate a mescolare per tutta la cottura, a fuoco dolce, meglio ancora su uno spargi fiamma. Dopo più o meno 15 minuti la crema al cioccolato comincerà ad addensarsi.  Appena raggiunge il punto di densità giusto, toglierla dal fuoco e, ancora bollente, cominciare a formare l’inzuppato. Versare uno strato sottile di cioccolato bollente sul fondo della pirofila scelta, quindi disporre sopra le fette uno accanto all’altra, non sovrapposte ma il più accostate possibile, quindi versare metà del cioccolato, fino ad inzupparle bene. Fare un altro strato di fette di ciambella, e affogarle di nuovo nel cioccolato bollente, fino a coprirle bene. Mettere in frigorifero almeno dieci ore.

Nota di Laura: per l'arte del riciclo io ho usato del Pandoro avanzato ed ho cosparso di zucchero a velo


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venerdì 16 gennaio 2009

44

Pizza al Piatto con Metodo Poolish


Lo dico sempre: ma che mondo sarebbe senza la pizza???? Ho avuto la fortuna di crescere con la Pizza Napoletana, quella vera. Ebbene sì nel mio sperduto paesotto d’origine, Cusano Milanino, una cosa positiva c’era e c’è tutt’ora: la Pizzeria Anacapri, gestita da almeno due generazioni dalla famiglia Del Giudice se non erro Capresi Doc. Noi non si usciva spesso a cena, poiché mia madre da un lato era, da buona genovese, tirchia come pochi, dall’altro era fissata/malata con diete e ka@@ate varie (per lei anche l’acqua del rubinetto fa ingrassare!). Ma quelle poche volte che si usciva a cena si andava sempre in questa favolosa pizzeria dove venivano a mangiare la pizza da tutto l’hinterland milanese. Il profumo di quella pizza, cotta rigorosamente nel forno a legna napoletano, ancora mi è rimasto impresso malgrado siamo passati più di 30 anni! Quella pizza dal cornicione soffice, quegli ingredienti squisiti fatti arrivare appositamente dalla Campania… Ecco io sono cresciuta “all’ombra di quella pizza”.
E quando alla veneranda età di 25 anni mi sono trasferita a Roma la delusione è stata grande, perché quella pizza napoletana con il cornicione soffice soffice cotta nel forno a legna non l’ho mai più ritrovata se non in pallide imitazioni poco convincenti… eppure Roma era molto più vicina a Napoli di Milano!
Gioco forza inoltre che il mio primo marito (il “famoso” Bipede) tra tutti i difetti che aveva c'era anche quello di essere un fan sfegatato della pizza romana… quella bassa con il bordo scrocchiarello cotta nel forno elettrico alla quale faceva aggiungere un uovo sodo tagliato a fette e abbondante prosciutto crudo "saporito" all’uscita dal forno; sì proprio quella pizza che poi ti fa passare la nottata in compagnia della madonna di fatima attaccato alla cannella del lavello a bere come un cammello o come palesava il Bipede bello soddisfatto dopo cotale sciccheria culinaria " me devo sgargarozzà 'na bocia d'a(c)qua che fricica con l'alcaselze"
Ho avuto comunque fidanzati peggiori… in particolare uno era solito portarmi a cena in ristoranti “blasonati” e di fronte alla mia richiesta di andare a mangiare una “semplice” pizza (di gran lunga da me preferita!) la sua risposta fu lapidaria “No! La pizza è roba da studenti”, e pertanto lapidario fu anche il mio modo di troncare definitivamente la mia storia con lui, quella stessa sera, e non mi rivide mai più nemmeno in foto… anche perché in fondo io studente lo ero veramente!!!
Ho “impattato” poi su pizze stravaganti come quelle che si trovano all’estero: nella mia permanenza in Canada circa 20 anni fa mi ricordo della famigerata catena di PizzaHut fatta con il “salami”, fucsia fosforescente, e altri ingredienti alquanto originali accoppiati in modo decisamente inconsueto tipo “ananas e zucchini”, “pepperoni e gamberetti”, “salami e pere caramellate” ecc ecc… per non parlare di quanto ci divertiamo quando l’estate torniamo a casa in Austria a guardare nei banchi frigo dei supermercati! In Austria e Germania sino all’anno scorso andava di moda la “Pizza Ciabatone Tonno e Cipolle “. Ciabatone di nome e di fatto, la consistenza era proprio quella di una alta e soffice ciabatta di spugna. Ma tutto sommato in Austria siamo fortunati poiché abbiamo scovato nel paese accanto al nostro “Pizza Spencer”, una pizzeria con tanto di pizzaiolo napoletano… detto questo detto tutto e alla faccia di Ciabatone dovete vedere come gli austriaci dello Zugspitze Arena e dintorni vengono a papparsi a quattro ganasce la vera pizza “made in italy”.
Dicevo “Il Bipede e la Pizza” … avrei dovuto capirlo dall’inizio che quel matrimonio non s’aveva da fare e se si fosse fatto non sarebbe funzionato per nulla, poiché io me ne andavo per Roma cercando la “vera pizza napoletana” cotta nel “vero forno a legna”, lui invece cercava sempre la pizza romana bassa, scrocchiosa, gommosa e grondante di tutti gli ingredienti possibili ed immaginabili.
Già perché la “vera pizza napoletana” bando alle ciance, va subito al sodo, e riesce ad esprimere il meglio di sé anche con una semplicissima margherita: un buon impasto, un buon pomodoro, una buona mozzarella, qualche foglia di profumato basilico ed un filo d’olio “bono” a crudo…
Ma da quanto ho potuto constatare, mettere insieme questi “3 buono” in un'unica pizza è cosa assai ardua. Può essere buona la pasta ma troppo acido il pomodoro e annacquata la mozzarella; può essere dolce il pomodoro ma la pasta è un frisby da lancio e la mozzarella appartiene alla famiglia dei “panetti preconfezionati per pizza dal retrogusto di sapone”; il basilico è surgelato o non è affatto basilico bensì altra erbetta verde indefinita; il condimento affoga nell’olio grasso lanciando inutili sos mentre scivola via dal piatto e così via.
Insomma dal Bipede mi sono separata e mi sono separata anche dalla sua idea contorta di "pizza alkaselze".
Conosciuto Marco una tra le prime domande che gli ho posto in chat è stata “Ti piace la Pizza?” e se sì “Quale????”… tranquilli, ci sono domande più deficienti da porre ad un futuro fidanzato conosciuto tramite chat, come ad esempio “Di che segno sei?”, domanda per altro che mi sono sentita porre quotidianamente (forse credeva che il segno zodiacale cambiasse ogni giorno allo scoccare della mezzanotte) da una ex-collega – sì perché sino a qualche annetto fa anche io scaldavo una triste scrivania di un tristo ufficio facendo le bolle di sapone – che ogni mattina apriva il “quotidiano in dotazione” per leggerne l’oroscopo tutto d’un fiato, carica di grandi aspettative per la giornata, per poi passare buona parte della mattinata a commentarlo con i restanti “BioTopi” da ufficio… ma come ho già detto sui BioTopi d’ufficio sto scrivendo un divertente libercolo sulla falsa riga de “Il Bipede”
Ma ritorniamo alla Pizza: appurato che anche Marco era fan della Pizza Napoletana Verace accettai la sua “corte” serrata e talvolta seccante (piccinino quanta santa pazienza ha avuto e ha con me il mio adorabile marito!!!) e così davanti ad una buona pizza fatta con tutti i santi crismi da Slongia iniziò la nostra storia... e che storia! Ci siamo perfino duplicati e alla fine recidivi ci siamo anche RIsposati!!!! Solo una nota stonata: finora MJ – il nostro cucciolo - sembra non gradire la pizza … che tragedia!!!! .
Divagazione amena: Slongia era il “suo locale storico”, un pub irlandese che si trova a Fiuggi, e dico storico perché Marco ai tempi "indefesso bellimbusto ciociaro" era solito far transitare da quel locale tutte la ciurma delle sue molteplici amiche/amanti/fidanzate di cui molte di loro tristemente chiedevano una "mezza porzione di pizza" perchè alla prima uscita con un uomo sembra che si debba per forza farsi vedere a dieta... fortuna che 9 anni fa sono arrivata io spezzando così il circolo vizioso della "mezza pizza".... ehehehe
E se dico che talvolta tutt’oggi partiamo da Chianciano per andare da Mauro e Barbara di Slongia (con cui ormai c’è una gran bella amicizia) a mangiare una buona pizza accompagnata da ottima birra irlandese (come l’introvabile Harp Super) dico tutto…
Nel frattempo inizio a “mettere le mani in pasta” a giocare con i lieviti e a fare corsi di panificazione… e stufa della pizza romana bassa e scrocchiosa (non dico che non sia buona ma non rispecchia i nostri gusti) mi autoregalo il mitico Fornetto Ferrari et voilà il gioco è fatto…. Almeno a casa riuscivamo a riprodurre una pizza che ci garbava, certo non era quella “vera napoletana” ma sfido chiunque a costruirsi in una cucina d'appartamento un autentico forno napoletano!!!!
A onor del vero devo dire che alla fine, cerca che ti ricerca, anche a Roma avevamo scoperto una pizzeria napoletana di molto garbina (senza dover trasmigrare da una parte all’altra della città dove mi dicevano esserci due/tre pizzerie degne di merito ma per le quali ci si doveva armare di santa pazienza e prenotazione con anticipo quasi semestrale) ma… sì c’era un ma anche qui… si girava anche un’ora abbondante, tra santi e madonne varie, per trovare non dico un posteggio degno di cotanto nome bensì un semplice buco dove sbattere la macchina per circa 30 minuti.
Il resto poi fa parte dei tempi moderni… da Roma ci siamo trasferiti a Chianciano ed è stato il Paradiso in tutti i sensi!!! Sì, anche per la Vera Pizza Napoletana, perché a Chianciano c’è Marechiaro un locale molto ma molto garbino gestito da 3 simpaticissimi ragazzi di Napoli e Pozzuoli (dico bene?????) a cui faccio ciao ciao con la manina perché sicuramente mi leggeranno!!!! All’ingresso del locale ad accogliervi, come tradizione vuole, c’è il grande forno napoletano che "in collaborazione" con Roberto il nostro "pizzaiolo preferito" sforna pizze “veraci” con il loro bel cornicione morbido e soffice e soddisfa pienamente “l’assioma dei 3 buono”: buono l’impasto, buono il pomodoro, buona la mozzarella, profumatissimo il basilico e delicatissimo il giro d'olio a crudo. Potrei poi parlarvi della Mozzarella di Bufala, delle Zeppoline, dei frittini, dei piatti a base di Pesce, dei dolci - in cucina c'è uno chef degno di merito!!! - della carta dei vini... ma ... no! Non lo farò! E vi lascerò con la curiosità di provare questo locale e se non lo farete... beh vi perderete decisamente qualcosa di garbino! Insomma ecco arrivare con Marechiaro la quadratura del cerchio l’unico posto dove, dopo quasi 30 anni, ho risentito quel profumo e quel gusto che caratterizzavano in modo così marcato le mie “pizze rassicuranti dell’infanzia” e sono più che convinta che la prima volta il buon Pietro, non conoscendomi, mi abbia presa per "alienata totale" visto le scene di grande entusiasmo a cui mi sono lasciata andare davanti a quella mitica pizza!!!!

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E a casa? A casa si impasta… eccome se si impasta!!! Diciamo che non ho un impasto fisso per la pizza ma mi piace provare, sperimentare. Comunque in linea di massima se voglio andare sul sicuro due sono le ricette: una delle Sorelle Simili da cui si ottiene una pizza più simile a quella del fornaio e l’altra è quella che vi posto oggi per ottenere una pizza tonda al piatto.
La ricetta è presa dal blog Profumo di Lievito di Adriano Continisio quel “riservato signore napoletano” che io definisco di cuore “il maestro ed il mago dei lieviti” per i capolavori che riesce a produrre, date un’occhiata al suo blog e sappiatemi dire!

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La Pizza al Piatto con Metodo Poolish
Dal blog Profumo di Lievito di Adriano Continisio

Dice Adriano: “Più che una ricetta è un metodo per ottenere in casa la pizza tonda al piatto tipica da pizzeria. La ricetta in questione, poi, dà come risultato una pizza dal cornicione leggermente croccante e dal gradevole profumo di pane appena sfornato

Ingredienti
270gr di farina tipo 0
80gr di semola rimacinata di grano duro
500gr di farina Manitoba per uso casalingo
3gr di lievito di birra
1 cucchiaino di malto (facoltativo)
25gr di sale
30 gr. di olio
500 gr. di acqua

Preparazione
Prepariamo la sera prima il poolish con 500 manitoba, 500 acqua, 3gr lievito fresco, 1 cucchiaino di malto (in inverno). Al mattino impastiamo unendo la farina rimanente, setacciata, 2 cucchiai alla volta a pioggia, il sale e l'olio alla fine. Facciamo riposare 30' poi dividiamo l'impasto in panetti da 200 - 250 gr, poniamo in contenitori ermetici in frigo (zona più fredda). Due ore prima di stendere, tiriamo fuori l'impasto. Sistemiamo una pietra refrattaria quanto più vicina al grill superiore (max 12cm) e accendiamo il forno al massimo. Una volta che questo è arrivato a temperatura, accendiamo il grill al massimo, condiamo la pizza ed inforniamo, facendo attenzione che il grill sia acceso. La cottura ideale è intorno ai 3'

Nota di Laura: io ho cotto nel Fornetto Ferrari fatto scaldare alla massima temperatura per 10 minuti ed infornato la pizza per circa 4 minuti



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domenica 11 gennaio 2009

64

Donuts


Una domenica da far invidia ad Homer Simpson... passata infatti a giocare con la mia "Donut Maker" marca Bob Home acquistata quest'estate a casa in Austria e mai provata sino ad oggi. Provvidenziale è stato il recuperare nei giorni scorsi una vecchia amicizia abbandonata circa due anni fa causa ingerenze di carampane da assalto che vagano per la rete come mine vaganti. Insomma la scorsa sera in una telefonata chilometrica quasi a coprire due anni di lontananza ci siamo spiegate, raccontate, abbiamo spettegolato (chissà quante orecchie avranno fischiato e fumato) e abbiamo perfino trovato tempo per raccontarci delle nostre "prodezze culinarie" e proprio qui Erminia mi parla dei suoi fantastici donuts fatti con una strana "caccavella" che si chiama "donut maker"... ecco che mi si accende la lampadina ma certo ce l'ho anche io!!!! Dimenticata in ripostiglio... quasi quasi la riesumo in questa domenica di estrema pigrizia!!! Detto fatto, Erminia mi passa la ricetta base e via all'opera. Ma che sfizio!!!! I Donuts sono proprio garbini, uno tira l'altro! La forma tonda e cicciosa è già un invito all'affondare i denti.... a nostra discolpa le ciambelline vengono piccine, non sono certo grosse come quelle che si trovano da McDonald's.

"Donut Maker" in azione

Donuts
ricetta base presa dal ricettario incluso nella confezione

Ingredienti x circa un centinaio di pezzi
260 gr di farina
130 grammi di zucchero
1 bustina di lievito in polvere
1 bustina di zucchero vanigliato
250 ml di latte
3 uova
5 cucchiai da tavola di olio
1 presa di sale

Preparazione
Preriscaldare l'apparecchio. Mescolare insieme tutti gli ingredienti sino ad ottenere una pastella liscia ed omogenea Distribuire un cucchiaio scarso di impasto in ogni stampo. Chiudere lo stampo e far cuocere per 3/4 minuti. Levare le ciambelline dallo stampo con una spatola di legno, far raffreddare e cospargere di zucchero a velo


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martedì 6 gennaio 2009

42

Rientrando dall'Alto Adige e ... Pressknodel

Siamo rientrati da qualche giorno dalla nostra “vacanza sulla neve”, dove abbiamo trovato giornate splendide, ci siamo rilassati, abbiamo mangiato a sfondo e Junio si è divertito come una Pasqua... d’altronde eravamo lì per lui, per regalargli un Natale "diverso" sulla neve. Partiamo di buon'ora la mattina del 25 Dicembre su autostrade tanto deserte quanto surreali.

Ha destato - tra le molte amicizie blogger - parecchio interesse l’Hotel presso il quale eravamo alloggiati e devo dire che a noi è garbato talmente tanto che molto probabilmente vi torneremo a Marzo per festeggiare i 6 anni di MJ. Il Kindertraum Flotscherof Hotel fa parte – come spiegavo nel mio precedente post –del circuito dei FamilienHotel dell’Alto Adige. Ci aspettavamo certamente qualcosa di bello ma la vacanza è stata proprio favolosa specie per MJ "compagnone di natura" e pertanto lo consigliamo vivamente a chi vuole regalare una vacanza a tutto tondo ai propri bimbi e regalarsi momenti “micio micio” e “cenette a lume di candela” con la propria "mezzamela". Inutile dire che il rapporto qualità prezzo è davvero ottimo! Altissima qualità ad un prezzo oserei dire irrisorio (e dire che noi eravamo anche in alta stagione!), date un occhio al sito dell'Hotel e sappiatemi dire... La cortesia della famigia Auer e di tutto il personale che lavora nell'Hotel ci lascia senza parole! Persone deliziose che fanno di tutto per mettere gli ospiti (grandi e piccini) a proprio agio coccolandoli in mille modi. L’Hotel si trova in località Naz praticamente all’inizio del bosco e circondato da meleti, in una posizione tranquillissima e amena da cui si gode un panorama bellissimo. Bressanone si trova a circa 5 km.
Hanno diverse tipologie di camere, la nostra tipologia “Hansel & Gretel” era molto grande e divisa in due da una parte il nostro letto e dall’altra un letto matrimoniale anche per Junio (e devo dire che è stata la prima volta che in un hotel non abbiamo usato il nostro lettino da campeggio!!!). I bagni erano due come si usa in AltoAdige… notevole la doccia enorme!!! La camera è attrezzata in tutto e per tutto per i bimbi con attaccapanni alla loro altezza, scalini per raggiungere il lavandino, riduttori, salviette. Per i bimbi più piccini viene fornito anche un kit bebé comprendente fasciatoio, scaldabibe e tutto quanto necessita un neonato. Questa è la giornata tipo dei bambini: La mattina sino alle 10.30 è possibile fare una lauta colazione a buffet con ogni sorta di golosità locale dolce e salata. Nota di merito allo yogurt con la ricotta fresca prodotta direttamente da loro!!! Alle 9 i bimbi “piccoli sciatori crescono” vengono prelevati dal pulmino dell’Hotel e portati sui campi sci di Maranza dove li attendo degli ottimi maestri della Scuola Italiana Sci Gitschberg; che dire, MJ non aveva mai visto uno sci prima d’ora eppure al 5 giorno già filava come un treno e utilizzava lo skilift con una disinvoltura che ci ha lasciati a bocca aperta. Il noleggio di sci, scarponi, caschetto (obbligatorio) è possibile farlo direttamente in Hotel quando si arriva, così come l’incontro preliminare con i maestri della scuola. Dalle 10 alle 12 i bimbi pertanto fanno lezione di sci. Alle 12 il pulmino li preleva dalle piste e rientrano in hotel.Qui li attendono le animatrici (due ragazze molto preparate e professionali vere tate "tedeschen!!!") che provvedono a cambiarli e poi tutti a tavola! Alle 12.30 Grande tavolata dei bimbi (Kindertisch) che allegramente pranzano (e cenano) tutti insieme. Il pranzo finisce sempre con il gelato dopodichè iniziano le attività pomeridiane secondo un calendario settimanale minuziosamente prestabilito (si sa sono tedeschi d’una piacevolissima precisione millimetrica). Dalle 13.30 alle 15 circa si fa attività all’esterno che in inverno può essere: una passeggiata nel bosco a dar da mangiare agli animali, fare pupazzi di neve, fare gare con lo slittino, andare a pattinare sul laghetto ghiacciato, passeggiare tra i meleti. Dalle 15 alle 16 si fanno attività manuali quali i biscotti, i maialini in pasta di sale, concorsi di pittura, giochi da tavolo ecc ecc... Alle 16 tutti al Kindertisch per la merenda con le mele dei loro meleti, lo yogurt prodotto da loro , il ciambellone e succhi, tanti succhi anche questi prodotti direttamente da loro e disponibili per i bambini nell'arco di tutta la giornata in un "minibar" a loro dedicato sempre allestito. Dalle 16.30 alle 18 si va in ludoteca o nel parco giochi dell’hotel (in estate è disponibile anche una piscina all’aperto con tanto di scivolone).
Alle 18 i bimbi tornano alla loro tavolata per la cena. Dalle 19 alle 20 c’è la discoteca dei bambini oppure la proiezione di un film oppure si fanno giochi tutti insieme. Alle 20 è l’ora del gelato dopodichè l’animazione della giornata è finita ma i bimbi almeno sino alle 21.30 possono rimanere nella ludoteca a giocare. E i genitori che fanno???? Bella domanda! Risposta: Riposano e si coccolano!!!! Perchè tante volte... troppe volte quando ci sono i figli la coppia passa ahimè in secondo piano con tutti gli annessi e connessi... La nostra giornata tipo in hotel: La mattina – una volta partito Junio per le piste da sci – andavamo a zonzo per i mercatini natalizi e facevamo shopping vario … poi in tarda mattinata facevamo un salto sulle piste di Maranza a vedere i progressi del nostro cucciolo.
Verso le 13 pranzavamo con qualche sfiziosità del territorio (ripeto lo chef dell’Hotel è proprio un grande!!!!) bevendo dell'ottimo Radler Nel pomeriggio si passeggiava beatamente tra il giardino dell’Hotel ed i boschi circostanti sino ad attendere le 15.30 orario di apertura del grazioso centro wellness "Re Laurino" che si trova all'interno dell'Hotel. E qui ci sfiziavamo con l’idromassaggio in mezzo alla neve (e la temperatura esterna non è mai salita oltre i -7 gradi!!!!), con le diverse tipologie di saune o bagno turco o più semplicemente stando nella zona relax leggendo un buon libro sorseggiando le loro deliziose tisane.
Alle 19 la cena… e qui lo chef dava proprio il meglio di sé e noi davanti a cotali meraviglie golose ci sentivamo completamente epicurei... dal raffinato buffet di antipasti al delicato buffet di insalate per passare ai primi dove ho scoperto creme favolose (forse quella che mi è garbata di più è stata la zuppa al vino bianco con crostini alla cannella) i secondi offrivano ampia varietà di scelta che spaziava dalla carne (speciale!) al pesce al secondo vegetariano e si concludeva con il dessert dove lo chef si sbizzarriva a coccolarci con golosità sempre diverse (ottimo il semifreddo al panpepato della cena natalizia!!!!) Una cosa che mi ha colpito molto è stata la leggerezza di tutti i piatti, non c’erano condimenti esasperati o l’uso indiscriminato di salse e affini ma tutti i sapori erano delicatissimi in perfetto equilibrio tra di loro... e poi tanta tanta verdura e tanta tanta frutta!!! Finita la cena si bighellonava un po' tra la splendida Stube in zona bar ed il salotto dell'hotel davanti ad un grande camino sempre acceso, finchè verso le 21.30 si recuperava il piccino esausto e via tutti a ninna.

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Conosco abbastanza bene i vini della zona poiché frequento l’Alto Adige da quando sono nata... Bhè a questo giro mi sono “concentrata” sul pinot nero (che ottimamente si accompagnava al “delicato” e ghiotto menu della cena natalizia). Nota di merito al questo Alto Adige Doc Pinot Nero Patricia 2006 della Cantina Girlan di Cornaiano (ottimo rapporto qualità/prezzo) e mi pento di non essermene portata qualche bottiglia a casa! Di un bellissimo rosso granato limpido e consistente al naso colpisce l’eleganza e la delicatezza si percepiscono frutti a bacca rossa e sentore di viola, il passaggio in barrique da una leggera ed armonica nota di spezie dolci; al palato colpisce per la grande morbidezza a tutto tondo ben retta da una buona spalla acida (che ne permette l’affinamento in barrique), tannini ben levigati; vino delicato, elegante, non molto intenso ma di grande persistenza aromatica (ritorno delle note fruttate e floreali). Un vino elegante da tenere sicuramente in considerazione tenendo anche conto che il pinot nero qui da noi è un vitigno assai difficile da coltivare ed in Alto Adige dà grandi risultati sicuramente tra i migliori in Italia!

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Come ho detto una cucina raffinata che presentava piatti del territorio locale e alcuni di questi me li sono “portati a casa”. Per esempio non avevo mai assaggiato prima d’ora (e che mi ero persa!!!!) i Pressknodel ricetta antica altoatesina; i Pressknodel non sono altro che canederli “pressati” prima soffritti e poi bolliti, questo per evitare che il formaggio impiegato per questa preparazione (il “Graukase” di consistenza abbastanza gelatinosa) rischi di decomporre i canederli durante la bollitura.
Il Tiroler Graukäse è un formaggio di latte acido, prodotto con latte di vacca tirolese, crudo o pastorizzato, per lo più scremato, senza aggiunta di caglio, precipitato solamente mediante acido lattico.
Aspetto: venature di muffa in qualche punto, maturazione superficiale (dall'esterno all'interno), muffa in alcuni punti della superficie, aggiunta di sale e/o di pepe.
Forma: piccole forme o barre da 1 a 4 kg circa.
Esterno: crosta sottile, da grigioazzurra a grigioverde con leggere screpolature a carta geografica.
Interno: colore che andando verso l'interno tende dal grigio al grigioverde, marmorizzato o con nucleo bianco; pasta piuttosto secca all'esterno, allo stato maturo tendente all'interno al giallo lucido.
Sapore: acre, da sapido-piccante a piccantissimo.
Nel Tirolo sono presenti due tipi di Graukäse, le cui caratteristiche specifiche sono strettamente legate alla regione di produzione:
- nella valle superiore dell'Imi il formaggio è untuoso, ben maturo,
- nella valle inferiore dell'Imi ha una consistenza simile alla ricotta, con maturazione molto lenta
Il Tiroler Graukäse può essere prodotto esclusivamente da produttori o trasformatori autorizzati, nell'ambito della lavorazione casearia rurale nello stato confederato austriaco del Tirolo (Tirolo settentrionale/Tirolo orientale).
Il latte viene fatto coagulare mediante acidificazione e non mediante aggiunta di caglio. La maturazione avviene dall'esterno all'interno, la pasta all'esterno è in genere piuttosto secca e all'interno, quando è matura, è untuosa, con singoli frammenti di ricotta, non completamente maturati.
(Informazioni tratte dal sito Formaggio.it)


Incuriosita e deliziata da questo particolarissimo piatto legato alla tradizione contadina dell’Alto Adige ho fatto una ricerca su internet per saperne di più ed ecco a voi la ricetta qui sotto.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta "Il Pane Secco... non si butta via mai!" di Mangia e Bevi
 
 
Pressknodel
Ricetta tratta dall’Accademia Italiana Cucina
I quaderni dell’Accademia “Il Formaggio in Cucina”
Ricetta proveniente dalla Delegazione di Merano
elaborata dalla Sig.ra Anna Matscher del Ristorante “Zum Loewen
di Tesimo (Bolzano)
 
“Antica ricetta della cucina contadina tirolese. L’usanza di rosolare i canederli prima della cottura deriva dal fatto che il “Graukase” , piuttosto gelatinoso, rischia di decomporli durante la bollitura”

Ingredienti
250 g di cubetti di pane raffermo bianco
300 g di latte
1 cipolla
1 cucchiaio di burro
200 g di formaggio “Graukase”
50 gr di formaggio erborinato
Un mazzetto di erba cipollina
Un porro
3 uova
1 cucchiaio di farina
Sale

Preparazione
Mettere in ammollo il pane con il latte. Tritare finemente la cipolla con l’erba cipollina ed il porro. Rosolare la cipolla nel burro. Tritare i formaggi. Mescolare il tutto, formare dei canederli, schiacciarli a polpetta e rosolarli da entrambe i lati. Cuocerli in acqua bollente. Servire con cipolla rosolata mischiata al Graukase o ad un formaggio piccante grattugiato e accompagnare con insalatina verde (o insalata di crauti)
 
Pressknodel preparati dallo Chef del Ristorante
Kindertraum Flotscherof Hotel

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