domenica 3 ottobre 2010

Zorama

Zorama

Perché me la canto e me la suono da sola… per scrivere il libro, di prossima uscita, sui dolci della tradizione toscana ho dovuto studiarmi per bene tutto questo splendido mondo fatto di dolci e dolcetti che affondano le radici nella storia più remota. Ovviamente ho studiato molto sui libri di Giovanni Righi Parenti scovando dei dolci tanto semplici quanto affascinanti che andrebbero recuperati se non altro per le bellissime storie che ancora oggi sanno raccontare, storie che profumano di casolari di campagna, di forni a legna, di ingredienti umili ma genuini.
Uno di questi dolci è la Zorama… un nome decisamente insolito che sta ad indicare in Toscana un ciambellone attorcigliato, variegato o più volgarmente conosciuto come marmorizzato. Zorare è infatti un termine d’altri tempi che significa attorcigliare, variegare. Un dolce semplicissimo che nelle campagne veniva consumato la mattina di Pasqua o del Natale. Non a caso anche l’Artusi racconta di un dolce il cui nome è Zorama che viene da lui definito come  “un gelo, marmorizzato di bianco e nero” ovvero di panna e cacao.

Zorama
ricetta tratta dal libro “Dolcezze di Toscana”
di Giovanni Righi Parenti

Ingredienti
250 g farina
250 g fecola
250 g zucchero
3 uova medie
150 g latte
100 g burro
la buccia grattugiata di un limone
un pizzico di aroma alla vaniglia
1 bustina di lievito per dolci
50 g di cacao in polvere
50 g di schegge di cioccolato fondente
Zucchero a velo

Preparazione
Preriscaldare il forno a 180°. Impastare tutti gli ingredienti e dividere la pasta in due parti. In una si aggiungerà il cacao in polvere e nell’altra le schegge di cioccolato. Si imburra uno stampo da ciambellone e, con una tasca da pasticceria a bocchetta larga, fare un primo fondo di uno dei due impasti cui seguirà il secondo che andrò a riempire i vuoti lasciati dal primo. Si può utilizzare anche un cucchiaio versando l’impasto a cucchiaiate alternate nello stampo. Si completa con una spolverata di zucchero vanigliato e si inforna per circa 45 minuti (fate la prova stecchino). Fare raffreddare prima di sformare il dolce. Servire cosparso di zucchero a velo.


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14 commenti:

  1. le ricette portano con sè pezzi di storia e ciò è estremamente affascinante ai miei occhi...!

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  2. Non conoscevo questo dolce...mi dà l'idea di essere uno spettacolo per la colazione...
    Buon inizio settimana!

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  3. tesoro che meraviglia per colazione!!

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  4. Che bella introduzione a questa semplice ricetta...mi piace leggere le origini delle ricette e tu le descrivi molto bene...buona settimana Luisa

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  5. uhm...deve essere stato proprio terribile perdersi in queste ricette toscane!!!!!! Povera, povera :)

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  6. deliziosoooo!!!
    vado a farlo subito!!
    il buccellato di Lucca era buonissimo ora vado a sfornare questa nuova bontà!
    grazieee!!

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  7. sfornato da pochissimo :)
    il bordo è uscito uguale uguale al tuo :)))
    nn vedo l'ora di assaggiarlo!

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  8. @ Cenerentola anche per me tutto ciò è estremamente affascinante!

    @ Simo ebbene sì! E il giorno dopo è ancora più buono!

    @ Mirtilla grazie!

    @ Soleluna grazie!

    @ Pamirilla terribile e tremendamente da acquolina!!!

    @ Chiara noi ci siamo accorti che diventa più buono ogni giorno che passa :)

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  9. Che spettacolo di prima mattina!!!
    Brava anche per le ricerche che stai eseguendo relative alle antiche tradizioni dolciarie....Servono a valorizzarle in modo incredibile!!
    Bacie buona giornata

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  10. @ Mammazan è vero! Sono tradizioni che non devono andare perse!

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  11. si hai ragione, diventa più buono e resta sempre molto morbido :)
    ottimo!!

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  12. Si inizia a mangiarla e non ci si ferma più: è incredibilmente coccolosa ^_^ e golosa!!

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  13. Mmmmmm proprio perfettoooo per la colazione del mio fidanzato.. questo lo provoooo subito!

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  14. Porto il caffè, colazione da te?? ^_^

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