martedì 21 ottobre 2014

Frittata di Zucchine e Pancetta al Forno

8 commenti:

Chissà perché una semplicissima frittata è una pietanza che da sempre mette sempre tutti d’accordo e nella sua estrema semplicità porta tanta allegria in tavola. Immancabile nelle scampagnate il sostanzioso panino con la frittata, una specie di ghiotto rito a cui pochi sanno rinunciare!
Senza dubbio la frittata di zucchine, insieme a quella di cipolle, può considerarsi a tutti gli effetti un piatto povero della tradizione italiana. Per molto tempo la frittata è stata infatti una tra le pietanze base della nostra civiltà contadina: un piatto di minestra e una fetta di frittata con quello che offriva l’orto (soprattutto le erbe spontanee) e la cena era servita.
Oggi la frittata rientra a tutti gli effetti tra quelle ricette facili e veloci che vi permetteranno di imbastire una cena da leccarsi i baffi anche quando il vostro frigorifero o la vostra dispensa sono desolatamente vuote. Basta solamente lavorare con un po’ di fantasia e riciclare quel poco che si ha in casa secondo la nobile arte del riciclo, proprio come facevano le sagge massaie d’un tempo. Quella proposta oggi, inoltre, non è cotta in padella bensì al forno. Sinceramente la preferisco, risulta più compatta, leggera e decisamente meno unta e poi non dovrete impazzirvi in strani esercizi al limite del surreale per rigirarla.

Curiosità: nel film “Il secondo tragico Fantozzi” il famoso “frittatone” con le cipolle accompagnato da birra gelata e rutto libero rappresenta il rifiuto, almeno all’interno delle mura domestiche, di quelle regole di buona educazione di stampo “ipocrita-borghese” con cui il Rag.Fantozzi, travet del ventesimo secolo, si scontra nella sua quotidianità lavorativa.
Fonti storiche narrano che nel 1535, presso la Certosa di Padula (Salerno), fu preparata una frittata con 1000 uova in onore di Carlo V di Spagna che, di rientro vittorioso da Tunisi insieme al suo esercito, si fermò presso la Certosa. Ancora oggi ogni 10 agosto si celebra il ricordo di questo evento.
Il Guinness della frittata più grande del mondo va invece a Scheggino, un piccolo borgo della Valnerina, dove quest’anno in occasione della manifestazione “Diamante Nero” dedicata appunto al tartufo, è stata preparata una frittata con 2.500 uova (l’apertura delle uova è iniziata alle 6 di mattino e terminata alle 11) a cui sono stati poi aggiunti 50 Kg di tartufo nero di Scheggino.

Frittata di Zucchine e Pancetta al Forno

Ingredienti per 4 persone
5 uova
60 ml latte
3 zucchine medie
2 scalogni tritati
50 gr di pancetta dolce a cubetti
3 cucchiai di parmigiano
50 ml di formaggio Emmentaler tritato
Olio extravergine d’oliva
1 cucchiaino di basilico tritato
50 ml vino bianco secco (per l’antro Vinchef)
Un pizzico di pepe bianco
Pane grattugiato
Sale

Preparazione
Pulire le zucchine e con l’aiuto di una mandolina tagliarle a rondelle sottili. In un tegame antiaderente scaldare un cucchiaio d’olio, aggiungere gli scalogni e farli soffriggere per qualche minuto. Aggiungere poi le zucchine e la pancetta dolce. Fare rosolare per 5 minuti. Sfumare con il vino bianco e farlo completamente evaporare. Salare e proseguire poi la cottura a fuoco medio per altri 8/10 minuti (le zucchine dovranno risultare tenere), se necessario aggiungere qualche cucchiaiata di acqua calda. Levare dal fuoco, incorporare il basilico, 2 cucchiai di parmigiano e lasciare intiepidire.
Preriscaldare il forno a 180°.
In una terrina sbattere le uova con il latte, aggiungere un cucchiaio di parmigiano, un pizzico di pepe bianco e regolare di sale. Aggiungere le zucchine intiepidite e amalgamare per bene il tutto.
Foderare una teglia tonda con carta forno, ungerla con un velo d’olio e spolverarla con il pangrattato. Aggiungere il composto di uova e zucchine, livellarlo bene e completare con il formaggio tritato.
Infornare a 180°per circa 30 minuti (sulla superficie deve formarsi una crosticina dorata).


Abbinamento consigliato: il piatto proposto oggi ha una struttura delicata, una spiccata tendenza dolce e grassa, una buona aromaticità e una certa untuosità. In abbinamento consiglio un vino bianco, giovane, secco, fresco, di media struttura e buona sapidità, discretamente morbido e caldo come un Colli Perugini Grechetto dal colore giallo paglierino e dai sentori fragranti, fruttati (pesca gialla, pera, banana) e floreali (ginestra e mandorlo).


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giovedì 16 ottobre 2014

Crostini di Polenta Concia

17 commenti:


Da buona milanese adoro la polenta in tutti i modi, ma la mia ricetta preferita è, senza ombra di dubbio, quella che viene accompagnata dai formaggi. Tanti, buoni formaggi filanti e se c’è anche il gorgonzola ancora meglio.
La ricetta di oggi è una rivisitazione assai ghiotta della polenta concia: una sorta di crostino di polenta "grassa", accompagnato da una generosa fetta di gorgonzola. Ok non siamo di fronte ad un piatto light… meglio sarebbe gustare questo crostino in una baita di montagna, quando la temperatura esterna è molto bassa, la neve ricopre tutto il paesaggio e voi siete appena rientrati da 8 ore di sfiancante sci su e giù per i monti!

Curiosità: la polenta concia, detta anche polenta grassa, è una polenta molto morbida a cui viene aggiunto del formaggio. E’ una ricetta tipica della Val d’Aosta, del Biellese e della Lombardia, ma la si trova anche in molte altre regioni, Non esiste una ricetta precisa poiché ogni famiglia la prepara secondo la sua tradizione alternando strati di polenta a strati di formaggio.
Anche i formaggi da usare per la polenta concia variano come tipologia a seconda della zona. Consigliabile sarebbe comunque l’utilizzo della fontina o di altro formaggio d’alpeggio e del gorgonzola dolce.

Crostini di Polenta Concia

Ingredienti per 5/6 persone
400 gr farina di mais
1500 ml acqua
150 ml latte intero
100 gr di burro
150 gr fontina
80 gr parmigiano grattugiato
6 fette di gorgonzola dolce
6 fette tagliate sottilmente di toma di malga
Olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
1 pizzico di sale grosso
1 pizzico di erba cipollina

Preparazione
Nel paiolo mettere l’acqua, il latte, il sale. Portare a bollore e cuocere la polenta. Condirla con la fontina tagliata a tocchetti, il burro e il parmigiano. Quando il tutto sarà ben amalgamato, metterlo in uno stampo a cassetta unto di burro, livellarlo e passarlo in forno caldo a 180° per circa 15 minuti.
Fare raffreddare completamente e tagliare la polenta a fette. Disporla in terrine monoporzione. Ricoprire ogni fetta di polenta con una fetta di gorgonzola e qualche fiocchetto di burro. Passare al grill qualche minuto, il gorgonzola deve sciogliersi e la polenta dorare leggermente. Servire subito accompagnando con qualche ulteriore fetta di formaggio di malga e un pizzico di erba cipollina.


Abbinamento consigliato: ci troviamo di fronte ad un piatto di buona struttura dove la tendenza grassa è predominante, insieme ad una certa succulenza e all’aromaticità tipica dei formaggi con il caratteristico sentore amarognolo del gorgonzola. In abbinamento propongo un Val d’Aosta Enfer d’Arvier, un vino dal colore rubino che tende a sfumare su note granato. Al naso si percepisce un bouquet fragrante e delicato di frutti rossi e fiori come la viola mammola, in bocca risulta caldo, morbido, corposo e di buona struttura. Finale leggermente ammandorlato.


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lunedì 13 ottobre 2014

Peperoni Ripieni di Salsiccia e Provolone

12 commenti:

Come preparare i peperoni ripieni in una variante veloce ma gustosa? In questa ricetta ecco una “scorciatoia” al solito ripieno. Per questo piatto non c’è stato assolutamente tempo di allestire un set fotografico da brava food blogger. Siamo una famiglia letteralmente “drogata” di peperoni pertanto ho dovuto sbrigarmi a fotografare tipo “junk food” e portare la teglia in tavola e mi perdonino le gastrofighette ma qui i peperoni si mangiano tutto l'anno, anche la mattina intinti nel cappuccino da quanto ci garbano!

Curiosità: Il nome scientifico del peperone è “Capsicum annuum”. Il nome parrebbe derivare dal latino “capsa” ovvero scatola, molto presumibilmente per la forma; ma c’è anche chi lo fa derivare dal greco “kapto” che significa “mordere avidamente” forse alludendo alla capacità dei peperoni di stimolare l’appetito.
E’ un ortaggio originario dell’America, anche se ormai è coltivato in tutto il mondo. In Europa i peperoni arrivarono nel XV secolo e ad oggi si possono considerare una vera e propria specialità mediterranea.
I peperoni sono ricchissimi di vitamina C (se consumati crudi ne contengono 3 volte tanto rispetto ad una arancia!) e lo scienziato che fece questa scoperta, l’ungherese Albert Szent-Gyorgyi, ricevette nel 1937 il premio Nobel.
Verdi, rossi o gialli: il peperone verde altro non è che un peperone ancora acerbo ed è preferibile consumarlo cotto. Il rosso e il giallo sono invece peperoni maturi e sono ottimi consumati anche crudi. La polpa del peperone rosso è più croccante e zuccherina, mentre quella del peperone giallo è più tenera e succulenta.

Peperoni Ripieni di Salsiccia e Provolone

Ingredienti per 4 persone
2 peperoni grandi giallo e rosso
4 salsicce saporite (lunghe circa 12 cm)
4 fette di provolone dolce
Olio extravergine d’oliva
Vino bianco
Sale fino

Preparazione
Preriscaldare il forno a 180°. Lavare i peperoni, tagliarli a metà avendo cura di rimuovere filamenti e semi, disporli su una teglia ricoperta di carta forno leggermente unta e, aiutandovi con un pennello in silicone, ungerli e salarli leggermente. Aprite le salsicce a metà (altrimenti non cuociono), disponetele sui peperoni appiattendole leggermente e spennellarle con 1 cucchiaino di vino bianco. Infornare per circa 30 minuti (il peperone deve risultare tenero e la salsiccia ben cotta). Levare da forno, disporre le fette di formaggio sopra ciascun peperone e passare al grill per qualche minuto, per far si che il formaggio si sciolga.


Abbinamento consigliato: il piatto di oggi è caratterizzato da una buona struttura, aromaticità, speziatura, untuosità e una moderata tendenza dolce. L’abbinamento proposto è con un vino rosso piuttosto giovane di discreta morbidezza e buona struttura come un Colli Pesaresi Rosso. Un vino di pronta beva, dal colore rosso rubino, dai profumi vinosi e fragranti che ricordano piccoli frutti a bacche rosse. In bocca risulta secco, moderatamente tannico, piacevolmente morbido, di buona struttura e con finale leggermente ammandorlato.


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sabato 11 ottobre 2014

Fini Fini al Sugo di Pomodoro e Basilico

8 commenti:

Oggi una ricetta della tradizione ciociara: i “fini fini” o “maccaruni”. Una setosa pasta all’uovo molto simile ai tagliolini, ma tagliata ancora più finemente. I condimenti per questa pasta sono essenzialmente due: in estate si predilige un vellutato sugo di pomodoro e basilico, mentre nei mesi invernali si preferisce un sugo di “recaglie” ovvero un sugo ricco di pomodoro fatto con gli scarti del pollo (gambette, collo, crestina, cuore, ecc..). L’importante però per entrambi i condimenti è quello di tenere il sugo “lento” per condire in modo ottimale questo tipo di pasta.

Curiosità: i “Fini Fini” o “Maccaruni” sono considerati tra le più antiche ricette del Lazio meridionale. Le prime notizie di questo piatto, considerato una vera ghiottoneria, risalgono alla metà del ‘500.
Il taglio di questa pasta deve essere eseguito “rigorosamente” a mano. I Fini Fini vengono serviti nella “scìfa” un piatto di legno locale.


Se amate la cucina ciociara QUI potete trovare una bellissima raccolta di ricette antiche.


Fini Fini con Sugo di Pomodoro e Basilico

Ingredienti 4 persone 
500 gr farina
4 Uova
1 pizzico di sale

Ingredienti per il sugo
4 cucchiai di Olio extravergine d’oliva
2 spicchi d’aglio
700 gr passata di pomodoro (per l’Antro Passata Verace Cirio)
50 ml vino rosso
Basilico
Una presa di sale fino
Una puntina di zucchero

Inoltre
Pecorino ciociaro grattugiato

Preparazione dei Fini Fini
Mettere sulla spianatoia la farina setacciata e fare una fontana. Mettere al centro le uova e il pizzico di sale. Iniziare a sbattere le uova con una forchetta incorporando progressivamente la farina. Lavorare poi con forza, utilizzando il palmo della mano sino ad ottenere una palla liscia e consistente che si stacca dalla spianatoia. Formare un panetto, coprirlo con un panno inumidito e farlo riposare per almeno un’ora.
Trascorso questo tempo, utilizzando il matterello (stenneture), e aiutandovi spolverando l’impasto con un po’ di farina, tirare una sfoglia sottile. Lasciarla sulla spianatoia ad asciugare per circa 30 minuti. Avvolgerla poi su sé stessa (spolverizzandola con poca farina) e iniziare a tagliare i fini fini, con un coltello ben affilato, a circa 2 mm di larghezza.
Portate a ebollizione una capiente pentola d’acqua, al momento del bollore salatela e calate i fini fini. Nel momento in cui la pasta risale (qualche minuto) va immediatamente scolata e condita con il sugo.

Preparazione del Sugo di Pomodoro e Basilico In un tegame mettere l’olio e gli spicchi d’aglio affettati finemente. Fare imbiondire, aggiungere la passata di pomodoro, regolare di sale, aggiungere una puntina di zucchero e il vino. Cuocere per circa 10 minuti. Spegnere, unire il basilico e fare riposare per una decina di minuti. Levare il basilico e condire poi i fini fini e completare con una generosa spolverata di Pecorino grattugiato e per chi lo gradisse con una puntina di peperoncino in polvere.


Abbinamento consigliato: un piatto della tradizione ciociara, ricco di aromaticità, di grassezza e succulenza, con una punta di acidità ben si sposa a uno dei pochi vini a bacca rossa del territorio laziale: il Cesanese di Affile. Dal colore rosso rubino carico con riflessi violacei, all’olfatto è delicato e presenta sentori fruttati di marasca, mora; sentori floreali di viola mammola e una leggera speziatura. Al palato è secco, caldo, morbido, moderatamente tannico, di buon corpo e con finale leggermente ammandorlato.



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giovedì 9 ottobre 2014

Ciambella 7 Vasetti al Cacao

16 commenti:

Quando ho visto questa ricetta da lei è stato amore a prima vista e l’ho subito replicata. La torta 7 vasetti è da sempre un classico, di riuscita assicurata, veloce da preparare e può rientrare a tutti gli effetti nella raccolta  "le ricette che non ti abbandonano mai"! Mi ricordo di averla vista preparare da mia nonna, da mia zia, dalle mamme delle mie amichette. L’ho sempre trovata una torta divertente e versatile: divertente perché al posto della bilancia ecco comparire il comodo vasetto di yogurt con la funzione di “pesa ingredienti” e versatile perché si presta a mille varianti.
Rispetto alla ricetta originale di Alessandra che potete trovare qui, io ho apportato qualche piccola modifica e l’ho aromatizzata all’arancia.

Curiosità: Il nome cioccolato deriva dalla parola Azteca xocolati che significa “acqua amara”. I chicchi di cacao sono infatti amarissimi e per raggiungere quel gusto che conosciamo noi, hanno bisogno di fermentazione. Per molto tempo il chicco di cacao è stato il denaro della popolazione degli aztechi con cui pagavano l’acquisto di altre merci. Il cioccolato è stato portato in Europa dagli spagnoli dopo che conquistarono i territori aztechi. Sino alla fine del 1800 veniva servito solo in forma di bevanda. Il primo snack a base di cioccolato al latte compare intorno al 1910 in America, per il cioccolato bianco si dovrà invece aspettare sino agli anni ’70.
Il cioccolato contiene un potente stimolante: la teobromina che stimola il cuore e il sistema respiratorio. Non dare mai cioccolato a cani e gatti perché, proprio a causa di questo stimolante, potrebbe risultare letale.
Sapete perché si dice che il cioccolato si scioglie in bocca? Perché fonde a 36°, ovvero la temperatura media del corpo in buona salute.
E sapete chi sono i principali consumatori di cioccolato? I danesi con 15 kili pro-capite l’anno!

Ciambella 7 Vasetti al Cacao

Ingredienti
1 vasetto di yogurt bianco
2 e 1/2 vasetti di farina 00
2 vasetti di zucchero semolato
1 vasetto di cacao amaro
1 vasetto scarso di olio di semi di arachidi
2 uova intere
1 bustina di lievito vanigliato
Mezza fialetta di aroma d’arancia
Un pizzico di sale

Inoltre
Zucchero a velo

Preparazione
Versare nella planetaria lo yogurt, lo zucchero, l'olio, l’aroma d’arancia e le uova. Usare la frusta a velocità 2 per un paio di minuti. Poi aggiungere i restanti ingredienti, tranne lo zucchero a velo, setacciati insieme e lavorare sempre con la frusta a velocità 2 per un paio di minuti e poi al massimo per altri 2 minuti. Versare l'impasto in uno stampo a ciambella in silicone e cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 35 minuti. Fare la prova stecchino prima di sfornare.
Per chi non avesse la planetaria seguire lo stesso procedimento con la frusta a mano o elettrica e in alternativa allo stampo in silicone potete usare uno stampo metallico imburrato e infarinato.
Far raffreddare perfettamente prima di sformare. Cospargere di zucchero a velo.


Pillole di enologia: i sensi della degustazione
I soli strumenti di cui l’uomo si serve per effettuare la degustazione di un vino sono gli organi di senso: vista, olfatto, gusto, tatto; definiti i sensi della degustazione che devono essere in grado di leggere tutto ciò che vi è in un bicchiere di vino.
L’analisi sensoriale è l’unica che permette di verificare che il vino abbia raggiunto la perfetta armonia sotto il profilo visivo, olfattivo e gustativo per dare un giudizio sicuro e definitivo dal punto di vista organolettico. Questo compito spetta all’assaggiatore professionale.

L’ Esame Visivo ci permette di stabilire:
- Limpidezza
- Colore (pigmenti)
- Consistenza (alcol etilico e altre sostanze estrattive)
- Effervescenza (anidride carbonica

L’Esame olfattivo ci permette di stabilire:
- Intensità
- Complessità (profumi primari del vitigno, secondari delle fermentazioni, terziari dell’evoluzione)
- Qualità
- Descrizione dei profumi

L’esame gusto-olfattivo ci permette di stabilire:
- Struttura
- Equilibrio
- Intensità
- Persistenza Aromatica Intensa attraverso le:
      - sensazioni saporifere (dolcezza, amarezza, acidità,sapidità)
      - sensazioni tattili (pseudo calore, astringenza, effetto termico, pungenza, consistenza gusto-olfattiva)
      - sensazioni gusto- olfattive (aromi di bocca)
- Qualità

Una perfetta valutazione sensoriale di un vino, permette di poterlo abbinare nel modo migliore ad una pietanza, esaltando così le doti del vino e quelle del cibo.



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