venerdì 27 marzo 2015

Salsa Ketchup

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Salsa Ketchup

Il post del venerdì è quasi sempre trash food, ma quello di oggi credo che batta tutti i post precedenti. Avendo un figlio ormai adolescente siamo in piena fase di Junk food con la ketchup che se ne va via a damigiane. Allora mi sono detta… ma perché non provare a realizzarla a casa? Il bimby per realizzare queste preparazioni è un validissimo aiuto.
 
Curiosità: conoscete la storia della Ketchup? Innanzitutto sfatiamo il mito che sia un prodotto americano perché l’origine di questa salsa è orientale. Il termine “ketchup” è malese e faceva riferimento ad una salsa a base di pesce fermentato. Nel 1600 la salsa arrivò in Europa e si arricchì di altri ingredienti quali ostriche, funghi, noci e limone. 
Per avere la ketchup come la intendiamo noi oggi, bisogna attendere sino al 1872, anno in cui Henry J. Heinz mise a punto la ricetta utilizzata ancora oggi, a base di aceto, pomodoro, zucchero, cipolla ed un mix di spezie. Questa combinazione divenne ben presto famosissima nel mondo. In Italia la parola ketchup è stata introdotta solo ultimamente con l’avvento dei fast food. Prima si parlava di “salsa rubra”, che poco si discostava dalla ketchup originale.
Quando acquistate la ketchup dovete fare massima attenzione all’etichetta. Esistono delle salse ottime così come dei surrogati scadenti venduti a costi bassissimi. Eliminate quei prodotti che contengono additivi pericolosi, esaltatori di sapidità (che celano l’utilizzo di materie prime scadenti) e aromi naturali (che nella maggior parte dei casi sono aromi sintetici che di naturale non hanno proprio nulla).
 
Salsa Ketchup
dal sito Ricettario Bimby
 
Ingredienti
1000 g pomodori
180 g peperoni rossi
130 g cipolle rosse
100 g aceto di vino rosso
1 pizzico noce moscata
10 semi senape
10 grani pepe nero
1 foglia alloro essiccato
1 cucchiaino paprika (piccante, se piace)
1 pizzico pepe cayenna
1 cucchiaino sale
100 g miele
2 spicchi aglio

Preparazione
Mettere i pomodori, i peperoni, le cipolle tagliati a pezzi, 50 g di aceto e l'aglio nel boccale. Tagliuzzare 5 Sec. Vel. 7 poi cuocere 40 Min. Temp. Varoma Vel. 2. Mettere il cestello sopra il coperchio al posto del misurino (per evitare gli schizzi uscenti dal boccale).
Aggiungere l'aceto rimanente, le spezie e il miele. Cuocere altri 20 Min. Temp. Varoma Vel. 2. coprendo sempre con il cestello.
Infine frulla 1 Min. Vel. 10.
Versare in contenitori di vetro con coperchio a vite. Chiudere fermamente e mettere i contenitori sotto sopra fino a completo raffreddamento.


Pillole di enologia: Ad ogni birra il suo bicchiere
Esiste un bicchiere idoneo per ogni stile birraio che affonda le radici in antiche tradizioni e all’esigenza di esaltare i diversi sapori della birra.
Il boccale con il manico è per eccellenza il bicchiere tradizionale bavarese.
Il bicchiere con calice a tulipano nel formato piccolo va bene per birre Lager e Pilsner.
Il bicchiere con calice a tulipano nel formato grande è adatto per le birre Ale fruttate ed aromatiche e per le birre doppio malto.
Il bicchiere a tulipano svasato viene utilizzato per le Golden Ale belghe molto profumate e che sviluppano una buona schiuma.
Il calice tondo e panciuto si utilizza per le birre ad alta fermentazione (Stout e Ale).
La coppa si utilizza per le birre Trappiste e di Abbazia che sono molto forti e aromatiche.
La pinta, bicchiere tradizionale inglese che limita la formazione di schiuma, si utilizza per le Ale e le Stout.
Il bicchiere stretto e slanciato (con o senza stelo) viene utilizzato con le Lager e le Pils.
Il bicchiere stretto, slanciato e capiente (0,5 l) è utilizzato per le Weizen bavaresi.
Il bicchiere cilindrico alto si utilizza per le Alt Bier tedesche.
Il bicchiere cilindrico basso si utilizza solo in Germania (in particolare a Colonia) si utilizza con le Kölsch.
 

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mercoledì 25 marzo 2015

Nastrine all’Albicocca

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Nastrine all’Albicocca

Oggi vi posto una ricetta che è veloce e facile in modo disarmante. Immagino che tutti conoscete le famose Nastrine di una nota marca, ma forse non avete mai pensato che si possono fare anche a casa magari aggiungendoci anche della marmellata di albicocche per renderle più golose.

Curiosità: perché la pasta sfoglia si gonfia e si sfoglia? La sfogliatura è determinata da un’azione combinata tra il forte calore del forno (la pasta sfoglia si cuoce tra i 190° e 200°), il vapore e l’impermeabilizzazione della materia grassa (burro o margarina) utilizzata nell’impasto. Con il caldo del forno, l’acqua dell’impasto evapora facendo staccare i vari strati che però non fanno uscire il vapore per l’impermeabilizzazione creata dalla materia grassa. Il calore del forno nel frattempo provvede anche a cuocere i vari strati che rimarranno anche da freddi ben gonfi e staccati tra loro creando quell’effetto scenografico che tutti conosciamo.

Nastrine all’Albicocca

Ingredienti
1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare
Marmellata di albicocche
Zucchero semolato
 
Preparazione
Srotolare il rotolo di pasta sfoglia e tagliarlo a strisce, dal lato corto, di 3 cm di larghezza. Spalmare ogni striscia con della marmellata di albicocche e una spolverata di zucchero, sovrapporvi un’altra striscia e ripetere l’operazione, andare avanti così formando dei mattoncini di 5 strisce ognuno. Sull’ultima striscia non mettere marmellata, ma spolverare solo con lo zucchero.
Tagliare ogni striscia a pezzi di circa 7 cm di lunghezza. Attorcigliarli con una mezza torsione come da foto (fonte pinterest).


Spolverarli nuovamente con lo zucchero e disporli su una teglia ricoperta con carta forno. Mettere le nastrine in frigorifero per 1 ora. Trascorso questo tempo, preriscaldare il forno a 190° e infornare per circa 20/23 minuti (devono dorare). Sfornare le nastrine e farle intiepidire prima di levarle dalla teglia (calde sono delicatissime e si rompono subito!).
 
 
Pillole di enologia: Acquavite d’uva
Uve ricche di aromi, ammostate e fermentate, sono la materia prima dalla quale si distilla l’Acquavite d’uva.
Raccolta al giusto grado di maturazione, l’uva viene portata molto rapidamente (per evitare che si guasti e/o si riscaldi) alla distilleria. Qui viene diraspata e pigiata in modo molto soffice per non lacerare la buccia. La pasta mosto ottenuta viene messa in cisterne di acciaio inox e addizionata con lieviti per permettere una fermentazione controllata tra i 18 e 22°.
Il fermentato viene poi passato in alambicco e distillato con severi controlli di tempi e temperature per preservare gli aromi.
La qualità di un’acquavite d’uva è infatti legata alla ricchezza e alla fragranza dei suoi profumi floreali e fruttati che - dopo la distillazione, la riduzione del grado alcolico e il raffreddamento - vengono affinati con un riposo di qualche mese in cisterne d’acciaio o in piccole barrique di legno pregiato, a volte reimpiegate dopo aver contenuto vini liquorosi (come lo Sherry o il Porto) che andranno ad arricchire l’acquavite di colori, profumi e sapori intensi ed eleganti.
L’invecchiamento di un’acquavite di pregio (specie quella ottenuta da vitigni aromatici) può durare anche 6/7 anni.
La classificazioni delle Acqueviti d’uva si basa infatti sul vitigno impiegato e sull’affinamento in legno.
 

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lunedì 23 marzo 2015

Vanilla Shortbread Glassati al Cioccolato Fondente

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Vanilla Shortbread Glassati al Cioccolato Fondente

E’ proprio vero quello che dice lei in merito a questi biscotti: sono i biscotti più buoni del mondo: burrosi, si sciolgono in bocca, uno tira l’altro e non riuscirete proprio a dire di no. Rispetto alla ricetta originale, io gli ho fatto fare un tuffo anche nella cioccolata fondente per renderli ancora più irresistibili.

Curiosità: lo shortbread è un biscotto non lievitato molto burroso tipico della Scozia, ma diffuso anche nel Regno Unito, nella Danimarca, in Irlanda, in Svezia e negli Stati Uniti. Letteralmente significa pane friabile. Molto veloce da fare, lo shortbread viene preparato con farina (un tempo d’avena), zucchero e molto burro che gli conferisce la sua caratteristica friabilità. Esistono due forme di shortbread: quella rettangolare (detta fingers) e quella tonda tagliata a spicchi (detta petticoat tails).
Questi biscotti affondano le radici nel periodo medioevale dove si preparava infatti un “pane biscotto”con gli avanzi di pane che venivano messi in forno ad asciugarsi ottenendo un prodotto molto croccante. In seguito il lievito del pane è stato sostituito dal burro e il “pane biscotto” è stato sostituito da un grande biscotto friabile tondo (che veniva servito tagliato a spicchi) più simile come consistenza ai frollini e veniva consumato in occasioni speciali come Natale, Capodanno e soprattutto nei matrimoni come segno di prosperità
Il 6 gennaio si celebra la “giornata nazionale degli shortbread”, la tradizione vuole che questi siano i classici biscotti che accompagnano il tè del pomeriggio.
 
Vanilla Shortbread Glassati al Cioccolato Fondente
ricetta tratta daNigella Summer” di Nigella Lawson
 
Ingredienti per 25/30 pezzi circa
100 gr di zucchero a velo
200 gr di farina
100 gr di amido di mais (maizena)
200 gr di burro 
i semi di una bacca di vaniglia
zucchero semolato, per spolverare
un pizzico abbondante di sale
 
Inoltre
150 gr cioccolato fondente

Preparazione
Mettere lo zucchero a velo, la farina, l'amido ed il sale nel robot con le lame e dare una veloce girata per amalgamare. Unire quindi il burro leggermente ammorbidito a pezzetti insieme ai semi della bacca di vaniglia.
Far andare le lame finché l'impasto risulterà granuloso, ma comunque non troppo a lungo.
Foderare uno stampo rettangolare circa 23cm per 33cm con della carta forno e versarvi l'impasto. Pressarlo bene con il retro di un cucchiaio o, meglio, con le mani. Ora incidere l'impasto in strisce della dimensione che preferite, e bucherellare ogni biscotto con una forchetta. Volendo si può spolverizzare con poco zucchero semolato. Mettere in frigo venti minuti, quindi cuocere in forno preriscaldato a 160 gradi per circa 25/30 minuti. Devono restare chiari ed i bordi risultare dorati, attenzione a non cuocerli troppo.
Appena escono dal forno incidere nuovamente nei tagli praticati in precedenza, quindi NON toccare finché saranno ben freddi e prenderanno la giusta consistenza.
Una volta che saranno ben freddi, sciogliere il cioccolato fondente e facendo molta attenzione (sono delicatissimi!) intingervi i biscotti per ¾. Fare asciugare completamente su una gratella. Si conservano per qualche giorno in una scatola di latta.


Pillole di enologia: gli amari
Gli Amari sono liquori ottenuti per distillazione/macerazione/infusione in “alcol buon gusto” di erbe medicinali, spezie o scorze di agrumi addizionate con una quantità variabile di zucchero e con una gradazione alcolica compresa tra i 20-45 gradi.
Nel passato i liquori erano usati per le loro proprietà medicinali e per la stimolazione dei succhi gastrici prima e dopo pranzo. Ancora oggi, soprattutto in Italia, gli amari vengono impiegati come digestivi, ma talvolta rientrano anche nella preparazione di cocktail. A seconda della componente vegetale maggiormente impiegata sono divisi in Amari veri e propri, Fernet, Chine, Rabarbari e Bitter.
I Fernet sono molto ricchi di alcol e molto amari. Le Chine e i Rabarbari sono meno ricchi di alcol e prevalgono i sapori della componente vegetale impiegata.
I Bitter (che in inglese significa appunto amaro) sono ottenuti con una miscela di diversi ingredienti e con assenza di zucchero.
 

 
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giovedì 19 marzo 2015

Colomba Sprint Senza Glutine con Cioccolato e Arancia Candita

8 commenti:

Iniziamo a pensare alla Pasqua con la ricetta di una colomba veloce, profumata e senza glutine. Certo non la classica colomba per cui sono necessarie tante ore di lievitazione. Questa è una Colomba Pasquale con canditi e cioccolato perfetta per chi va di fretta, ma ugualmente soffice e delicata, dal gusto accattivante ottima anche per essere regalata. Se invece volete cimentarvi nella ricetta della vera colomba (con lievito madre o di birra) QUI troverete tutte le ricette.
 
Curiosità: la sapete la storia della colomba? Già al tempo degli Egizi, dei Greci e dei Romani per le cerimonie sacre veniva preparato un pane a forma di colomba a cui venivano attribuite caratteristiche magiche. I Cristiani acquisirono questa tradizione di un pane a forma di colomba legandola però al simbolo della pace.
Molte sono poi le leggende che narrano della colomba. La più diffusa è quella di San Colombano. Nel 612 d.c (siamo in epoca longobarda) san Colombano arrivò in città (chi dice Pavia, chi Milano) e qui gli venne offerto un sontuoso pranzo a base di selvaggina che egli dapprima rifiutò poiché stava in un periodo di penitenza. Poi però vedendo che la Regina Teodolinda si era offesa a questo rifiuto affermò che avrebbe mangiato le succulente pietanze solo dopo averle benedette. Nel momento in cui fece, con la mano destra, il segno della croce sopra le pietanze di selvaggina, queste si tramutarono in bianche e dolci colombe di pane.
Conosciuta è anche la leggenda di Re Alboino (siamo sempre in epoca longobarda) che riuscì ad assediare Pavia alla vigilia della Pasqua del 572. Mentre il Re decideva se appiccare il fuoco alla città, gli si avvicinò un vecchio artigiano che gli diede in dono 3 pani dolci a forma di colomba dicendogli “mio sire, le porto queste colombe come segno di pace nel sacro giorno di Pasqua”. Il Re rimase estasiato dal gusto di questi dolci e la città di Pavia fu risparmiata dal rogo.
 
Colomba Sprint Senza Glutine 
con Cioccolato e Arancia Candita
 
Ingredienti per uno stampo da 500 gr
200 gr Mix di farine per dolci con lievito istantaneo senza glutine (per l’Antro Lo Conte)
80 gr burro morbido
130 gr zucchero
2 uova
80 ml di latte
2 cucchiai di scorzette d’arancia candita tritata finemente
2 cucchiai di gocce di cioccolato
 
Per la copertura
Scagliette di cioccolato bianco senza glutine
 
Preparazione
Preriscaldare il forno a 180°. Montare le uova con lo zucchero sino ad ottenere un composto spumoso. Sempre montando aggiungere il burro fuso e il latte. Quindi unire il mix di farina + lievito e infine le scorzette d’arancia e le gocce di cioccolato. Lavorare il tutto per amalgamare bene gli ingredienti.
Versare il composto in uno stampo da colomba e livellare bene. Infornare a 180° per 35/40 minuti (fate la prova stecchino). Levare dal forno e cospargere subito con scagliette di cioccolato bianco.
 

Abbinamento consigliato
Quando si parla di dolci delle feste, l’abbinamento consigliato è con uno dei favolosi moscati italiani, un vitigno “chicca” della nostra penisola, proprio come il Moscato di Trani che è uno tra i più interessanti vini dolci del sud. Si presenta con un bel colore giallo dorato, caldo e luminoso. Al naso è intenso con l’aromaticità caratteristica del vitigno, sono presenti note fruttate (confettura di albicocche, cedro candito) e floreali (mimosa). Al palato risulta dolce, vellutato, caldo, fresco, sorretto da una buona spalla acida che non lo rende assolutamente stucchevole. Buona persistenza gusto olfattiva.

 
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lunedì 16 marzo 2015

Penne Pasticciate al Forno

14 commenti:
Penne Pasticciate al Forno

Oggi vi propongo un piatto semplice e veloce, una ricetta di pura golosità, ma anche di puro riciclo: ovvero quando avanzano ragù, besciamella e fondi di formaggio. Un piatto unico, ricco e sostanzioso da leccarsi i baffi. Potete preparare questo piatto anche in simpatiche piccole cocottine monoporzioni da servire durante un buffet. Essendo una ricetta fatta con gli avanzi, non metto le dosi.

Curiosità: la pasta al forno può idealmente dividersi in due grandi categorie: la versione con la besciamella che nacque nelle corti rinascimentali del centro nord e la cosiddetta pasta 'mpurnàta o 'ncasciata (pasta infornata o incassata) che rappresenta uno dei piatti tipici del meridione che affonda le sue radici nei ricchi timballi che gli Arabi, nel IX secolo, introdussero in Sicilia durante la loro dominazione.
 
Penne Pasticciate al Forno
 
Ingredienti
Pasta formato Penne rigate (per l’Antro Valbio)
Avanzi di formaggi (fontina, asiago, montasio, scagliette di grana ecc…)
Parmigiano grattugiato
Pan grattato
Burro
 
Preparazione
Preriscaldare il forno a 180°. Cuocere la pasta molto al dente. Condirla con il ragù, la besciamella e i formaggi tagliati a dadini. Metterla in una pirofila, leggermente imburrata e spolverarla con parmigiano e pangrattato. Completare con fiocchetti di burro e infornare per 20 minuti. Passare poi al grill per qualche minuto in modo possa formarsi una croccante crosticina in superficie. Servire subito.
 
 
Abbinamento consigliato
Il piatto proposto oggi è decisamente ricco e ben strutturato, spicca per tendenza grassa, aromaticità, sapidità, una certa untuosità e pastosità. In abbinamento si propone un Cerasuolo di Vittoria. Il nome di questa denominazione deriva direttamente dal colore del vino che ricorda infatti quello delle ciliegie; al naso presenta sentori di frutta rossa proprio come le marasche e le amarene e note di spezie come cannella, cacao e liquirizia. Al palato è caldo, morbido, di buona struttura con un ritorno delle note fruttate.

 
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