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mercoledì 28 ottobre 2020

Ossi di Morto al Cacao

Ossi di Morto al Cacao

“Gli spiriti non governano le nostre vite e non ci dicono cosa dobbiamo fare,
ma possono guidarci nella giusta direzione.
Possono starci accanto quando abbiamo più bisogno di loro e
possiamo appoggiarci a loro come a una fonte di forza e di conforto.
Se fossero qui fisicamente ci aiuterebbero, dunque perché dovrebbero agire in modo diverso
ora che non che non sono più qui?”.
(John Holland)
  
Dal diario di bordo dei De Win’s (per tacer dei gatti…)
L’inossidabile De Win entra in cucina sconsolato e apre la scatola di biscotti ormai vuota: "Avrei bisogno di una ciambellina o di un biscottino di mais o di quelli fatti ultimamente alle nocciole belli scrunchosi ma… non ce ne sono..."
Io: "Guarda che di biscottino alle nocciole ne è avanzato uno e l'ho messo nella tortiera con la torta"
Lui: "No ma non lo mangio... mi fa pena poverino..."
Di fronte a tanta mestizia cosa poteva fare la sottoscritta se non rimettersi nuovamente a impastare i biscotti alle nocciole (alias ossi di morto)? #maiunagioia
E siccome sono magnanima mentre i biscotti sono in cottura vi sto preparando il post con la ricetta. 😊
 
Gli ossi di morto si possono definire una ricetta “esoterica” che si collega alla ricorrenza della commemorazione dei defunti. Una ricetta che troviamo un po’ in tutte le regioni d’Italia e come sempre accade ogni zona ha la sua versione di ossi di morto ma alla fine la sostanza cambia di poco. Sono dei biscotti alle nocciole (o mandorla), albumi, zucchero, decorati, speziati ma sempre di forma allungata e piatta (se avete lo stampino a forma di ossa ancora meglio!), molto croccanti e duri da masticare ecco perché sono conosciuti anche con il nome di “ossi da mordere” ecco perchè si consiglia di gustarli intinti nel caffè o nel vino liquoroso.
 
Le raccolte dell’Antro… Benvenuto Halloween 👻💀👻👻

mercoledì 21 ottobre 2020

Pan co’ Santi di Giovanni Righi Parenti

Pan co’ Santi

“Passiamo così tanto tempo concentrandoci sul futuro e
su ciò che ci aspetta che ci dimentichiamo di essere qui nel presente.
La prossima volta che si va a cena o si mangia un pezzo di cioccolato,
trascorrere qualche minuto prestando attenzione al gusto, alla consistenza e agli aromi.
Questo esercizio vi aiuterà a connettervi al presente e
a godervi l'esperienza piuttosto che passarci sopra”
(Madeleine Langlais, Risveglio spirituale)
 
 
Dal diario di bordo dei De Win’s (per tacer dei gatti…)
Andiamo nel bosco dell’Amiata a raccogliere le castagne…
Il marito è molto perplesso di questa mia idea e mi dice: “Non sei nemmeno vestita adatta… e poi – aggiunge con aria schifata - che pensi di fare? Di raccogliere le castagne che stanno per terra???!!!”
Io: “Assolutamente no, salgo sull’albero e le prendo direttamente dal ramo!”
Lui: “E senza guanti come fai a non pungerti?”
Io #maiunagioia
 
Il Pan co’ Santi è un dolce classico della tradizione contadina senese che viene preparato in occasione della festa di Ognissanti. Una volta veniva rigorosamente preparato in casa, oggi invece lo si trova in tutti i forni e pasticcerie ma solo in questo periodo dell’anno che va dalla metà di Ottobre ai primi giorni di Novembre. Io lo adoro. Mi garba la verve del pepe nero, la croccantezza delle noci e quel gusto leggermente dolce senza però essere troppo invasivo (come sapete a differenza di marito e figlio io non amo molto i “dolci” troppo dolci). Farlo in casa è veramente semplice, replicare i gesti della tradizione contadina con pochi ingredienti di facile reperibilità lo rende buono, ma di quel buono che solo un pane che racconta storie passate sa essere. La ricetta che vi posto è quella "storica" di Giovanni Righi Parenti narrata con quella poesia che caratterizza tutti i suoi libri di cucina.
 
Forse non tutti sanno che… Il Pan co’ Santi raccontato da Giovanni Righi Parenti

venerdì 16 ottobre 2020

Rame di Napoli

Rame di Napoli

“Mai preoccuparsi troppo di quello che pensa la gente,
dal momento che molto spesso non pensa,
pur sfidando Google in quanto a presunta onniscienza”
(Kat Sherman)

Dal diario di bordo dei De Win’s (per tacer dei gatti…)
Un nuovo dolce appare in cucina. Le Rame di Napoli
Commento del marito al primo morso: “Questo simil MOSTACCIOLONE non mi dispiace affatto! Si può fare!”
SIMIL MOSTACCIOLONE?! Chiedo perdono per lui  a tutti i catanesi!
Comunque in capo a qualche ora ne ha fatti fuori una decina…
E io che mi preoccupavo di averne fatti troppi e di doverli offrire a tutto il quartiere!


Non vi fate ingannare dal nome, in realtà le Rame di Napoli con la città partenopea non c’entrano nulla. Sono un biscotto tipico siciliano, di Catania per l’esattezza, che viene preparato in occasione della festa dei defunti in un periodo ben preciso che va dalla metà ottobre sino ai primi di novembre. Avete solo poco più di una decina di giorni per gustare questi dolci! Non fateveli scappare.
In passato Le Rame di Napoli venivano donate ai bambini nel giorno dei morti e i genitori raccontavano loro che a portarli - per essere stati buoni durante l’anno - erano i nonni o i parenti defunti.
 
Le Rame di Napoli sono dei biscotti croccanti fuori, morbidi dentro, profumati di cacao e spezie e ricoperti da una glassa di cioccolato fondente e da granella di pistacchio. Praticamente un paradiso!
La ricetta originale prevedeva l’utilizzo di scarti di pasticceria (biscotti, cornetti, pan di spagna, fette di torta) oggi sostituiti completamente dalla farina anche se in alcune ricette, come la mia, trovate ancora la presenza di biscotti secchi.  Oggi trovate numerose varianti di questo dolce, io per esempio prima della glassatura ho spennellato i biscotti con la confettura di arance, quella che fa mia mamma utilizzando anche le scorzette candite. Ma già faccio l’occhiolino alla versione glassata con cioccolato bianco che mi intriga tanto.

 
Forse non tutti sanno che… le Rame di Napoli