sabato 29 novembre 2008

Panini alla Patata

44 commenti:

Ho trovato sul blog "Cosa ti preparo per cena?" la ricetta dei Panini alla Patata che mi è garbata proprio tanto - i soliti miei "amori a prima vista" - e così mi sono messa subito all'opera per un risultato veramente ghiotto.

Panini alla Patata
dal blog Cosa Ti Preparo per Cena?



Ingredienti
400 g di farina 00
100 g di farina Manitoba
250 g di patate farinose
Acqua tiepida (poca, ne avrò usata circa 50 ml)
7 g di lievito disidratato
Un cucchiaino colmo di sale un cucchiaino di zucchero
un cucchiaino di malto
un uovo e un goccio d’olio

Preparazione
Ho cotto le patate al vapore dopo averle tagliate a pezzetti (è stato necessario per cuocerle velocemente, ma voi potete lessarle intere, oppure cuocerle al cartoccio in forno, tenete presente però che dal metodo di cottura delle patate dipenderà la quantità d’acqua da aggiungere all’impasto) e le ho passate con lo schiacciapatate. Ho mischiato le farine al lievito e al malto (il malto deve essere sempre lo 0,2 – 1% del peso della farina) ho aggiunto le patate e ho iniziato ad impastare (con il robot a velocità massima), aggiungendo a poco a poco dell’acqua tiepida e per ultimo il sale. Quando si è creata una bella palla (l’impasto sarà sempre un pochino appiccicoso) l’ho lavorata a mano su una spianatoia, l’ho infarinata e l’ho messa su una ciotola, ricoperta da uno strofinaccio umido,e l’ho messo in forno spento, preriscaldato a 50°. Dopo un’ora ho diviso la pasta, facendo varie palline che ho messo ben distanziate sulla leccarda del forno, su un foglio di carta da forno. Ho lasciato lievitare ancora una mezz'oretta, e nel frattempo ho acceso il forno. Ho spennellato i panini con un tuorlo battuto con un filo d’olio e un dito d’acqua e ho infornato in forno caldo a 200° per una mezz’oretta e comunque fino a quando non saranno ben dorati.


Ottimo pane da accompagnarsi a qualche fetta di Strolghino di Culatello preso a Parma. Ho appunto conosciuto questa delizia nell'ultima visita a Parma qualche settimana fa. Lo Strolghino di Culatello si fa con le rifiniture magre del Culatello e del Fiocco del Prosciutto. Al gusto si presenta dolce, delicato e va gustato quando è ancora tenero. Un'altra rarissima perla del nostro territorio su cui vale la pena spendere qualche parola in più per conoscere meglio questo salume sconosciuto ai più.


Ripercorriamo la storia dello Strolghino,

il primo salame che si usa mangiare nella "bassa"

di Ripamonti B. e Cantoni C. - Tratto dal Sito: Edizioni Pubblicità Italia- Premiata Salumeria Italiana

GGiovannino Guareschi, nato a Fontanelle di Roccabianca (Parma), sull’antico stato Pallavicino così si esprimeva: «Il Po comincia a Piacenza, e a Piacenza comincia anche il Mondo piccolo delle mie storie, il quale Mondo piccolo è situato in quella fetta di pianura che sta fra il Po e l’Appennino» e il dott. Francesco Luigi Campari, notaio in Parma, nel suo Un castello del Parmigiano attraverso i secoli (Ed. Battei, Parma 1910) così lo ha descritto: «il cielo è spesso d’un bel azzurro, come ovunque in Italia, salvo nella stagione men buona, in cui si levano fittissime nebbie (…). Il suolo è la più parte gentile, arenoso e fresco, alquanto forte a monte e talora schiettamente argilloso. Una lussureggiante vegetazione ammanta il territorio che non ha un palmo spoglio di verzura, la quale cerca di stendere il suo dominio fin sopra i larghi renai del Po.
I campi di ondeggianti messi, listati per tutto da filari di viti sposate agli oppii (pioppi, ndr), coronati da fronde di ben chiamati gelsi, mostrano la feracità del suolo (..). Frumento, granoturco, uve in copia, bachi da seta, canape, trifoglio, sono i principali prodotti; vi prova bene ogni generazione di piante, e assai vi allignano un dì le roveri e ogni ragione di frutti; folte vincaie rendono irsute le coste della riviera, lungo la quale, in passato più che adesso, verdeggiavano larghi e ricchi boschi di pioppi, qua e là tramezzati da ontani e da salici, o resi vaghi dall’odorosa madre selva che, abbracciando le piante, forma capannucce e guglie cosparse di colorite campanelline.
Vita di molti buoi, bestie suine e pollame, insidiato questo dal martore e dalla faina: il cacciatore vi scova non poche lepri, preda sovente delle volpi, e, a tempo, fendono l’aria quaglie, tortore, pernici dal pennaggio brizzolato, beccacce che bezzicano il terreno a mo’ di crivello, e altri volatili di passo; vedi sovraccapo grandi schiere di rapidi storni; stuoli d’anatre, stendonsi d’inverno sul Po. Il biancheggiante gabbiano brilla sull’ali attento, indi piomba e ghermisce il pesce; fra i canneti s’asconde il variopinto piombino, la passera cannaiola, la gallinella acquatica e l’astuta folaga; sul fiume odi ciurlotti, scorgi aironi, pivieri e pavoncelli e altri uccelli ripuari, rapaci falchi e roteanti poane terror delle chiocce; notturni barbagianni e silenziosi fatappi: talora furono ammirati e presi volatili maggiori, cui su per il Po o giù dall’Alpi recarono i venti da strani paesi.
In quella conca ti appinzano le zanzare (da fangosi / Stagni gli antichi lai / cantan le rane), ma nelle smaglianti notti d’estate l’incantevole usignolo accompagna del soavissimo suo canto la divina armonia dell’universo, lamentando forse che una simile non addolcisca i liberi cuori degli uomini».
In questo territorio, nei comuni di Zibello (Gibello), Busseto, Polesine Parmense, Soragna, Roccabianca, San Secondo, Sissa e Colorno, si producono diversi salumi crudi come il culatello, il fiocco di culatello, la coppa lunga della Bassa Verdiana, la gola tipica del Po, il salame gentile del Pallavicino, la mariola Pallavicina, il salame cresponetto, il salame Verdiano, il Lombetto del Po, il lardo alto del Po, la culaccia e il salame Strolghino.
La zona è caratterizzata da inverni freddi, lunghi e nebbiosi, e da estati torride e assolate, in una regolare alternanza di periodi secchi ed umidi tali da consentire lo sviluppo e l’aroma dei salumi stagionati, soprattutto del culatello e della odierna culaccia. Il salume più noto è il culatello (o sederello), graficamente più correttamente denominabile, culatello, da culatta, ottenuto dalla coscia del suino.
Prodotto, almeno dal 1700, come testimoniato dagli scritti di Moreau de Saint Emery (Tacca, 1992) e da Callegari (Marchi, 1985), il salume è costituito dai muscoli posteriori della coscia del suino, i muscoli crurali (posteriori ed interni) mentre dai muscoli anteriori crurali della stessa coscia si ottiene il cosiddetto fiocchetto.
Durante le operazioni di tolettatura e rifilatura di queste masse muscolari si ricavano, quindi, porzioni di carne che vengono utilizzate per la terza preparazione locale tipica, il salame strolghino appunto.
Il culatello e il fiocchetto sono preparati nel periodo compreso da fine ottobre a febbraio, quando le condizioni climatiche sono ideali per la loro stagionatura (assenza di movimenti d’aria, nebbia densa e temperatura attorno a 0°C), e il culatello viene ad essere pronto dopo 10-12 mesi come minimo di stagionatura in locali freschi, ventilati e umidi (14-15°C, umidità 75-85%, la stagionatura può arrivare anche a 24 mesi).
Per questo motivo lo strolghino, propriamente inteso – o salame strolghino magro di culatello – è il primo salame della stagione per il suo breve periodo di stagionatura e perché è ottenuto con le rifilature di carne ricavate dalla lavorazione del culatello. Il salame tipico sembra avesse forma di ferro di cavallo. La carne è macinata non troppo finemente e mescolata talvolta con parti più grosse tagliate a mano. Per accelerarne il più possibile la maturazione è insaccato in un piccolo e sottile budello bovino, chiamati in dialetto “filsola” (piccola fettuccia). S’impiega anche il budello suino (duodeno ed inizio del digiuno). In genere, non si dovrebbero usare pepe e aglio e si addiziona l’impasto con zuccheri (destrosio, saccarosio), sodio nitrito e potassio nitrato, ma la composizione della concia è controversa e diversi usano vino e aglio.
Il salame, piccolo di diametro, si può consumare dopo solo 15-20 giorni dalla preparazione. Oggi la forma arcuata è solo un ricordo e si preparano solo strolghini cilindrici. Le produzioni non sono affatto uniformi e si ottengono così strolghini di 2, 3, 4, 5 etti e anche di 1 kg, cilindrici, lunghi 25-30 cm.
Comunque siano preparati sono salami delicati e dal gusto leggero. Devono essere mangiati preferibilmente quando sono morbidi, quindi subito dopo l’avvenuta maturazione, come detto dopo 15-20 giorni.
Secondo gli esperti il modo migliore di preparare lo strolghino prima di mangiarlo sarebbe quello di immergerlo in acqua tiepida, in modo tale da ammorbidire il budello esterno: dopo pochi minuti, si riesce a pelare il salame perfettamente e, secondo la tradizione, si taglia a fette molto spesse abbinandolo a pane fragrante o crostini. È ideale servito con gli aperitivi. Lo strolghino va conservato obbligatoriamente in luoghi freschi o in frigorifero per evitare un essiccamento eccessivo.

Caratteristiche fisico-chimiche e batteriologiche
Il salame strolghino di culatello possiede normalmente le seguenti dimensioni:
1.peso 250 g, lunghezza 30 cm con 1,5 cm di raggio, 3 cm di diametro e 9,42 cm circa di circonferenza;
2.peso 300 g, lunghezza 40 cm, raggio 2 cm, diametro 4, circonferenza 12,56 cm circa.
È quindi un salame sottile che si asciuga rapidamente con conseguente diminuzione della aw al livello di sicurezza batteriologica e conservativa. Il breve periodo di maturazione consente solo un accennato sviluppo di muffe.
I risultati indicano come la rapida metodologia di produzione consenta di ottenere un salume con caratteristiche tecniche e nutrizionali del tutto ottimali, caratterizzate dalla corretta acidificazione dell’impasto, dalla sua intensa colorazione rossa, dovuta sia alla pigmentazione intensa del tessuto muscolare della coscia di suino sia alla nitrosazione del pigmento muscolare (mioglobina), per la riduzione del nitrato ad ossido d’azoto con formazione di nitrosomioglobina e per azione delle coccacee presenti.
Quanto ai microrganismi presenti la composizione della flora batterica è quella classica, essendo composta da lattobacilli e cocchi in proporzione ottimale.
Tra i lattici sono presenti le specie L. curvatus, L. sake e L. plantarum in ordine numericamente decrescente, mentre tra le coccacee S. xylosus è la specie predominante.
Dal punto di vista nutrizionale 100 g di salame forniscono 360 kcal, ossia 1.504 kJoule e da quello organolettico il salume possiede un intenso sapore di carne fermentata addolcita da tracce di zucchero, di acidi grassi liberi e insaporito dagli aromi e sapori conferiti dal vino e dall’aglio, così da risultare un salume veramente eccellente.

Altri strolghini
Identico allo strolghino parmense è il salame di culatello prodotto con questo nell’Oltrepò mantovano in un territorio, anch’esso, di levigata e bassa pianura con canali, gole e pioppeti e gli argini del Po come orizzonte ai campi. Esso si estende da Suzzara, situata all’interno della grande ansa del Po sino all’estremo sud-est della Lombardia, delimitato a nord dal Po e a sud dall’Emilia. Qui il fiume scorre maestoso alimentato prima dall’Oglio, poi dal Secchia e dal Mincio.
È doveroso anche accennare all’esistenza di altri insaccati di carne suina con lo stesso nome: lo strolghino “non canonico” lavorato con carni suine chiare come la lonza, il filetto, ecc., anch’esso prodotto in Emilia Romagna e lo strolghino toscano. Quest’ultimo tipo di strolghino è preparato con carni magre di cosce di maiale, macinate e lavorate con cura (stampi da 4-4,5 cm), insaporite delicatamente con spezie, bene aromatizzate con vin santo toscano ed insaccate in budelli naturali di suino. Una giusta stagionatura armonizza le carni con il vin santo e dona al salame un gusto delicato ed inconfondibile. Prodotto tutto l’anno ha dimensioni e peso simili allo strolghino di culatello di 2-3 etti.

L’Etimo
Infine, per quanto riguarda l’etimo del salume, la questione è stata affrontata da Ivanna Rossi nel suo volume I porci comodi. Vita, morte e miracoli del porco (Diabasis 1997, Reggio Emilia). L’autrice scrive: «Sfidiamo però chiunque a segnalarci un salame migliore e più degno di esclamazione dello strolghin prodotto nella campagna parmense: ha solo un nome dialettale, intraducibile (per capirne il senso basterà dire che il verso strolgher viene da strolegh, che significa astrologo, ma anche significa pure inventore di soluzioni fantasiose)». Secondo Ballarini (Parole a fette, TLC), considerando il clima umido delle zone nelle quali è prodotto, poiché lo strolghino è un salame di non facile riuscita, necessiterebbe dell’azione magicadi un astrologo o strologo. Da qui la probabile denominazione la quale, forse, potrebbe derivare anche da stregati per lo stesso motivo.
Al sottoscritto pare comunque più rispondente il termine di inventato, considerando le modalità di lavorazione delle carni e il breve ciclo di stagionatura rispetto agli insaccati similari come le salsicce stagionate. Non scomodiamo, quindi, astrologhi e streghe. Così è se vi pare".


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mercoledì 26 novembre 2008

Focaccia Genovese delle Simili

26 commenti:

Focaccia Genovese
dal libro "Pane e roba dolce" delle sorelle Simili.

"Focaccia salata tipica della Liguria. Risulta un poco lunga per quanto riguarda i tempi di lievitazione ma è per contro molto facile e di sicura riuscita. Potete farla semplice o guarnita. Qualunque sia la guarnizione da voi scelta, ricordatevi che deve essere cosparsa sulla pasta prima di aggiungere olio, acqua e sale"

Ingredienti
1kg farina 00
550 g d'acqua
20 g lievito di birra
20 g sale
2 cucchiai di olio di oliva
sale

Per pennellare
6 cucchiai di olio
6 cucchiai d'acqua

Preparazione
In una ciotola fondere il lievito con una parte dell'acqua, poi unire un poco di farina, 2 cucchiai d'olio d'oliva, sale e ancora la rimanente farina e acqua in due riprese alternandole e sempre battendo l'impasto. Mettere sul tavolo e lavorare battendo per 7-8 minuti, rimettere nella ciotola unta d'olio e far raddoppiare. Rovesciare di nuovo sul tavolo e formare due filoni, che verranno appoggiati su due teglie di cm 30X40. Fare riposare per altri 15 minuti poi spianare con un corto mattarello e con il palmo della mano sino a ricoprire quasi totalmente il fondo delle teglie. Se si vuole è possibile anche spianare i filoni subito messi nelle teglie ma, occorrerà uno sforzo maggiore poiché nella pasta appena lavorata il glutine è più vivace e offre una maggior resistenza. Fare infine lievitare per 30 minuti. Affondare le punta delle dita nella pasta formando su tutta la superficie delle impronte profonde sino a toccare la teglia, coprire con 6 cucchiai d'olio battuti con 6 cucchiai d'acqua ed il sale e fare raddoppiare abbondantemente (sarà necessaria un'ora e mezza). Infornare a 200° per 25-30 minuti.


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lunedì 24 novembre 2008

Torta Nutella e Mascarpone

49 commenti:

Questa è una torta goduriosa trovata "al volo" sul blog I Piaceri della Vita. Avevo giusto del Mascarpone in frigorifero che chiedeva di essere "impegnato" in qualche nobile preparazione e questa torta ben si prestava a creare un dolce di quelli coccolosi, cremosi, cioccolatosi che qui da noi garbano assai .

Torta Nutella e Mascarpone
Dal blog I Piaceri della Vita


Ingredienti
4 uova intere
250 gr. zucchero
350 gr. farina
1/2 bicchiere di latte
1 bustina di lievito per dolci

Per la farcitura

200 gr. mascarpone
2/3 cucchiai di nutella

Preparazione
Sbattete per bene le uova con lo zucchero (per almeno 10 minuti). Dopo unite il latte e la farina setacciata al lievito. Intanto amalgamate il mascarpone alla nutella. Prendete uno stampo in silicone e adagiateci 3/4 del composto, sistemate il mascarpone/nutella ed infine il restante composto. Cuocete in forno caldo per almeno 30/40 minuti a 180°



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domenica 23 novembre 2008

Torta alla Ricotta e Gocce di Cioccolato

36 commenti:

Oggi mi sono messa all'opera per provare lo stampo a forma di Stella e quello a forma d'Abete in vista della festa di Natale. La ricetta con cui ho avuto un amore goloso a prima vista - d'altronde adoro i dolci dove la consistenza ed il gusto della ricotta sono preponderanti - l'ho trovata sul blog Cucina & Gianduia.

Torta alla Ricotta e Gocce di Cioccolato
Ricetta dal Blog Cucina & Gianduia

Ingredienti
500 gr di ricotta

100 gr gocce di cioccolato
150 gr di zucchero
4 cucchiai di farina
4 uova
scorza di 1 limone
1 cucchiaio di uvetta
1 pizzico sale
essenza di vaniglia

Preparazione
Montare i tuorli con lo zucchero, unire la farina, la ricotta precedentemente schiacciata con una forchetta, le gocce di cioccolato, la scorza del limone, la vaniglia e l'uvetta. Montare a neve gli albumi con il sale e unirli al composto. Imburrare uno stampo di 24 cm di diametro, e infornare a 170° per 50 minuti.




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giovedì 20 novembre 2008

Cappellacci di Zucca al Ragù

31 commenti:

Esiste qualcosa di più buono dei Cappellacci di Zucca Ferraresi al Ragù? Io solitamente ero abituata a gustarli con burro e salvia, l'idea di condirli con il ragù mi lasciava un po'perplessa, invece mi sono dovuta ricredere! Eccome se mi sono dovuta ricredere! 

Cappellacci di Zucca di Ferrara (Calpaz)

Ingredienti per 4 persone
3 uova
400 gr. di farina
1 kg di polpa di zucca gialla
Parmigiano reggiano grattugiato
Pangrattato
1 uovo
Noce moscata

Preparazione
Mettete la farina sulla spianatoia a fontana e nel mezzo le uova, quindi iniziate a impastare e lavorate il tutto per circa 15 minuti senza aggiungere né sale né acqua. Stendete la sfoglia con il matterello, meglio se di quelli lunghi senza manici, oppure, meno tradizionalmente, potrete utilizzare una macchina per la pasta manuale. La sfoglia per le paste ripiene non deve essere proprio sottilissima, quindi tenete conto del fatto che dovrà essere più che altro elastica e che l'elasticità viene ottenuta impastando. Mentre preparate la sfoglia, mettete nel forno molto caldo la zucca gialla con la scorza ma senza i semi ed arrotolata con carta stagnola. Lasciatela cuocere per 20 minuti in questo modo e, successivamente toglietela dal forno e lasciatela raffreddare. Intanto tornate alla vostra sfoglia che, una volta stesa, lascerete riposare per un buon quarto d'ora. Preparate intanto in una ciotola la polpa della zucca avendo cura di pressarla con i rebbi di una forchetta oppure tritatela grossolanamente in un mixer. Ottenuto questo composto denso, unitevi un uovo, la punta di un cucchiaino di noce moscata, il pangrattato ed il parmigiano, sale e pepe. Il ripieno dei cappellacci sarà piuttosto denso, regolatevi quindi con il parmigiano ed il pangrattato per ottenere la densità desiderata. Tagliate a questo punto la sfoglia in quadratoni con il lato di 5 o 6 centimetri e ponetevi al centro un cucchiaio abbondante di impasto di zucca, chiudete in quadrato in diagonale in modo da formare un triangolone e, successivamente unite le due estremità come per fare un grosso tortellone. Fate lessare i cappellacci in acqua bollente salata e condire con un buon Ragù. Completare il piatto con una generosa spolverata di Parmigiano


Ragù di Laura

Ingredienti
1 cipolla
1 costola di sedano
1 carota
500 g di macinato misto (manzo, vitello, suino)
2 salsicce sgranate
500 g di passata di pomodoro + mezzo bicchiere abbondante d’acqua calda
Qualche lamella di porcino secco ammollato in acqua calda (facoltativo)
Mezzo bicchiere di Vin Santo
Olio extravergine di oliva circa 3 cucchiai
Basilico
Sale q.b.

Utensili

Pentola in coccio con frangifiamma da utilizzare sotto la pentola

Preparazione

Tritare la cipolla, la carota ed il sedano. Nella pentola di coccio mettere 3 cucchiai d’olio e aggiungere il trito di verdure. Rosolare qualche minuto a fuoco medio. Attenzione le verdure non dovranno scurirsi! Aggiungere il macinato, le salsicce sgranate e i funghi ammollati tritati al coltello. Fare rosolare il tutto a fuoco medio mescolando bene con un cucchiaio di legno. Quando la carne non sarà più rosata e tenderà ad asciugarsi sfumare con il Vin Santo. Far sfumare quasi completamente a fuoco medio/vivo continuando a rimestare Aggiungere poi la passata di pomodoro allungata con un bicchiere d’acqua calda. Regolare di sale e dare un’ultima mescolata A questo punto spostare la pentola sul fornello più piccolo usando sempre un frangifiamma Coprire con un coperchio lasciando aperto un piccolo spiraglio e fare sobbollire a fiamma bassissima per circa 2 ore/ 2 ore e mezza. Ogni tanto dare una mescolatina. Quando il ragù sarà bello denso spegnere la fiamma e aggiungere un paio di foglie di basilico. 




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martedì 11 novembre 2008

Baci di Dama alle Nocciole

44 commenti:

Era da qualche tempo che mi aveva preso la voglia di fare i Baci di Dama alle Nocciole. Più rustici rispetto ai tradizionali con le mandorle, sono comunque dei dolci golosi con cui coccolarsi e/o farsi male a seconda del momento e delle circostanze.

Baci di Dama alle Nocciole

Ingredienti
100 grammi di farina bianca
130 grammi di zucchero
130 grammi di Nocciole tritate grossolanamente e tostate
130 grammi di burro molto morbido
1 bustina di vanillina
1 pizzico di sale
Crema di gianduia

Preparazione
In una ciotola mettere le nocciole tritate e tostate, lo zucchero, la farina, la vanillina, il pizzico di sale ed il burro morbidissimo. Lavorare l'impasto con le mani e formare un panetto. Mettere in firgorifero, avvolto in pellicola, per circa 30 minuti. Formare poi delle palline grandi più o meno come una ciliegia. Mettete le palline sulla placca del forno ricoperta da un foglio di carta da forno. Infornate a forno preriscaldato a 160° per una 20 di minuti. Far raffreddare su una gratella. Mettere la crema di gianduia sulla parte più liscia della pallina poi prendete un'altra e unirle.




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domenica 2 novembre 2008

Spezzatino Rifinito con Polenta

39 commenti:

Adoro l'autunno e me lo sentirete ripetere sino alla noia e mentre le caldarroste stanno cuocendo vi passo una ricettina fatta la scorsa sera: lo Spezzatino Rifinito accompagnato da una buona polenta... perchè in fondo le mie origini sono "polentone" 

Spezzatino Rifinito
Dal libro "Cucina Toscana Sapori antichi di nobili e contadini"

Ingredienti
800 g di muscolo magro di vitellone
1 cipolla di media grossezza
1 carota
1 costola di sedano
1 spicchio d’aglio
Alcune foglie di basilico
Olio extravergine di oliva
1 bicchiere scarso di buon vino rosso di corpo 
350 g di pomodori pelati freschi
Sale e pepe
Brodo di carne q.b.

Preparazione
Tagliate anzitutto il muscolo di vitellone a pezzetti di circa 50 gr l’uno. (io l'ho fatto a tocchetti molto più piccoli perché a noi piace così). Sbucciate la cipolla e l’aglio, pulite e lavate la carota, la costola di sedano e il basilico. Tritate tutto e mettete il battuto in una teglia piuttosto ampia, con abbondante olio. Fate quindi rosolare a fuoco moderato, mescolando con il cucchiaio di legno, aggiungete i pezzi di carne e lasciate stufare per 10 minuti a fuoco vivace. Girate la carne finché ha preso colore e spruzzate il vino rosso, poi lasciate evaporare a fuoco moderato. Nel frattempo lavate i pomodori, passateli al setaccio e quindi versateli nella teglia; insaporite con sale e pepe e lasciate cuocere per 2 ore e ½ a fuoco piuttosto moderato, aggiungendo brodo di carne allorché lo spezzatino tende ad asciugarsi.


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